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Nietzsche contro Nietzsche (Seconda parte)

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friday

Vorrei concludere questa breve valutazione del pensiero di Friedrich Nietzsche con la circostanza più orrenda che possa capitare a un uomo: perdere la mente. E se accade a un uomo che diciamo “normale” è orribile ma se accade a un uomo come Nietzsche il quale ha fatto della propria superiorità mentale il diritto a essere superuomo o a concepire il superuomo la faccenda diventa paradossalmente significativa. Soprattutto nell’ultimo periodo dell’esistenza Nietzsche ebbe un tale spregio della compassione che non credo vi siano esempi al suo pari. Contro la mediocrità, i difettosi, i non capaci, i malsortiti, gli ultimi, i renitenti all’altrui superiorità, insomma gli strisciaterra che vorrebbero far strisciaterrare il Sole, ossia il genio. Questa possibilità di un dominio da parte dei peggiori ma in quantità elettorale possibile, attuabile, va stroncarla impietosamente. La sorte lo ripagò tremenda quando Nietzsche per cause non da tutti riconosciute identiche perse il controllo della mente, per demenza precoce come il padre, per l’esplosione delle contraddizioni che recava in sé, la pietà che sentiva, l’affetto estremo che lo obbliga a rendersi ferreo, staccato, autosufficiente, aristocratico o demenziasse per infezione luetica che in ogni caso gli fu riscontrata. Allora accade la situane più antisuperomistica immaginabile, Nietzsche viene raccolto pietosamente dal fraterno amico Overbeck e poi dalla amatissima madre Franziska, alla quale da bambino in collegio inviava tristissime letterine ripetendole che l’aspettava.

Non ci fossero stati la madre e amici che lo soccorrevano sarebbe finito in qualche fossato........

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