Bari, il risveglio amaro tra il rigore del Prefetto e il folklore dei selfie

Mentre il fragore delle eliche fustigava l’aria dell’alba barese di questo 5 maggio, la città si è svegliata bruscamente dal suo torpore dorato. L’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia, un blitz chirurgico e imponente, non ha solo portato arresti e contestazioni per omicidi che sanguinavano ancora nella memoria collettiva; ha squarciato il velo di ipocrisia che avvolge il capoluogo pugliese.

C’è un paradosso stridente, quasi imbarazzante, che merita di essere analizzato con la freddezza di un bisturi: la distanza siderale tra chi lo Stato lo rappresenta con il peso del dovere e chi lo interpreta come un set fotografico.

IL PREFETTO E IL PUGNO DI FERRO

Solo ventiquattr’ore prima, in Prefettura, il Prefetto Francesco Russo presiedeva il tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. Un uomo mite, autorevole, navigato.

Un servitore delle istituzioni che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire, perché a parlare per lui è il rigore metodologico.

La risposta delle Forze dell’Ordine,........

© L'Opinione delle Libertà