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L'insegnante accoltellata a Trescore Balneario e la diretta su Telegram del ragazzo tredicenne: cosa abbiamo sbagliato?

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26.03.2026

Indossava pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “vendetta”: com'è possibile che un bambino non vacilli difronte alla possibilità di infliggere una ferita? Lo psicopedagogista Stefano Rossi: "È il risultato della società dell’analfabetismo emotivo, della fobia delle emozioni"

La violenza messa in scena, offerta allo sguardo altrui come prova di esistenza, il bisogno di essere visti quando si perde la speranza di essere compresi: è dentro questa grammatica che va letto ciò che è accaduto a Trescore Balneario, nel corridoio della scuola media Leonardo da Vinci, dove intorno alle sette e trenta del mattino un ragazzo di tredici anni ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, scegliendo di riprendere la scena in diretta su Telegram, come se l’atto non fosse compiuto fino in fondo senza uno sguardo che lo certificasse.

Indossava pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “vendetta”, elementi che non possono essere considerati accessori ma parte integrante di una costruzione simbolica, di una rappresentazione di sé che precede e accompagna il gesto e che sembra prevalere sul disgusto, la paura, l’insicurezza. 

Com’è possibile che un ragazzino, un bambino, non vacilli difronte alla possibilità di infliggere una ferita, di vedere il sangue, di ferire un corpo?

Il cuore del problema

Cosa non funziona nella nostra rappresentazione della vita e della morte ? Cosa abbiamo sbagliato?

La rabbia, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe maturata a partire da un voto ritenuto ingiusto e dalla percezione che la docente si fosse schierata con........

© L'Espresso