Referendum, affluenza record: Bergamo è la provincia più virtuosa in Lombardia - Le mappe interattive

Referendum, affluenza record: Bergamo è la provincia più virtuosa in Lombardia - Le mappe interattive

ALLE URNE. La città di Bergamo sfonda il tetto del 68,82%, in provincia toccata la soglia del 65,25%. Nei Comuni di Castro, Costa Valle Imagna e Gorle oltre il 70% alle urne. La curiosità? Al seggio di Sorisole c’è anche una mucca.

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L’incognita della vigilia era tutta nella partecipazione degli elettori. Ma la Bergamasca, dove sono stati chiamati alle urne oltre 846mila cittadini in 983 sezioni, ha risposto presente con numeri da record, tanto da essere tra le province più virtuose d’Italia con un dato finale di affluenza per il referendum sulla riforma della giustizia pari al 65,25%. In città invece l’affluenza ha toccato il 68,82%. Tra i Comuni con l’affluenza superiore al 70% si segnalano Castro (71,01%), Costa Valle Imagna (74,48%), Gorle (72,75%), Moio de Calvi (74,86%), Ranica (73,75%). I Comuni bergamaschi con l’affluenza più bassa sono invece: Chignolo (56,60%), Isola di Fondra (56,13), Locatello (53,68), Mezzoldo (55,84%), Piazzolo (53,25%), Valtorta (51,17%).

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Alta l’affluenza in Lombardia per il referendum sulla giustizia che in regione è stata del 63,75%. In tutti i capoluoghi di provincia la percentuale di votanti supera il 60%. Primo fra i capoluoghi è Bergamo con il 68,82% seguito da Brescia con il 64,75%, Monza con il 64,85%. Lecco con il 64.95%, Pavia con il 60,66%, Lodi con il 62,64% e Milano con il 64,59%. Seguono Mantova con il 61,74%, Cremona con il 63,51, Varese con il 61,43%, Como con il 61,90 ed ultima Sondrio con il 59,31%. Il dato nazionale invece si attesta sul 58,93%.

Tra le curiosità per sorridere un po’: a Sorisole ai seggi si è presentata anche una mucca (fuggita dai campi nei dintorni).

I dati dell’affluenza su domenica

Domenica 22 marzo nella prima giornata di apertura dei seggi, in città si è arrivati al 56,9% e su tutta la provincia del 52,6%. Il primato, a livello provinciale, è di Oltressenda Alta (63,63%). «Il dibattito in queste settimane è stato veramente intenso, votando non abbiamo sprecato l’occasione per far sentire la nostra voce», raccontano alcuni elettori incontrati ieri nei seggi orobici. Non essendoci il quorum l’esito delle consultazioni è valido a prescindere dal numero di votanti, ma i segnali giunti dalla Bergamasca sono da considerarsi positivamente, oltre la media nazionale e regionale, come certificano i dati resi noti dal ministero dell’Interno alle 23 di domenica sera, con la chiusura dei seggi dopo 16 ore di apertura. In Lombardia è stato raggiunto il 51,8%, con il picco di Monza e Brianza (53,29%), mentre in tutta Italia il 46% (dato parziale di 60.887 sezioni su 61.533). Numeri da record, trascinati anche da Bergamo. Stando agli archivi nazionali, la percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum del terzo millennio con urne aperte due giorni. Nel capoluogo sono quasi 100mila gli aventi diritto al voto: 97.349 cittadini, tra cui una settantina di ultracentenari, 858 neodiciottenni e circa 9mila elettori dall’estero. Sono operativi 103 seggi ordinari e 8 seggi speciali e la macchina elettorale può contare su 111 presidenti di seggio, 103 segretari e 340 scrutatori. In campo 120 dipendenti comunali, oltre alla polizia locale. Ieri le votazioni si sono svolte senza particolari intoppi.

Nella Bergamasca la partecipazione è stata significativa fin da subito, ieri hanno votato in oltre 420mila. La prima verifica dell’affluenza, alle 12, segnava un dato provinciale del 18,87%, quella delle 19 del 46,11%. A Bergamo è stato raggiunto il 21,19% a mezzogiorno e il 49,36% alle 19. «È andata bene, senza particolari problemi», raccontano alcuni presidenti di seggio. «L’unica difficoltà, nelle prime ore, è stata abituarsi al superamento della divisione delle liste sezionali per genere (maschile e femminile), con divisione in due parti della lista unica per cognome (A-L + M-Z), ma in poco tempo siamo andati a regime», aggiungono alcuni scrutatori, tra cui figurano molti giovani.

Una tornata senza precedenti

Fra pronostici e scongiuri il boom dell’affluenza dà una prima indicazione sul referendum sulla giustizia, che ha assunto una connotazione politica: alle 19 di ieri, il dato nazionale era al 38,9%, quasi 10 punti in più rispetto 29,7% del 2020 per la consultazione sul taglio dei parlamentari che, come quella in corso, era spalmata su domenica e lunedì e di carattere costituzionale, quindi senza quorum.

Per quanto riguarda gli altri precedenti di referendum costituzionali il dato dell’affluenza delle 19 si conferma da record. Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V (nel quale si votò, però, solo in un giorno) l’affluenza alle urne delle 19 era stata al 23,9%. A quello sulla devolution del 2006 alle 19 del 25 giugno aveva votato il 22,4%. Il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi si tenne in una sola giornata e alle 19 aveva votato il 57,24%.

Nelle altre consultazioni popolari più recenti, non di carattere costituzionale, ma nelle quali si è votato in due giorni nell’ultima, del 2025, su lavoro e cittadinanza si è registrato un dato del primo giorno alle ore 19 del 16,16% e a quello del 2011 su acqua e nucleare fu del 30,3%.

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