Il 25 aprile in quattro film, secondo Francesco Filippi |
Il 25 aprile è, più di ogni altra, la data del calendario civile italiano che ci orienta nella discussione pubblica sulla memoria collettiva e nella definizione di una qualche forma di identità nazionale. Come tale, è ampiamente dibattuta e continua a essere interpretata in modi differenti a seconda dei propri orientamenti, spesso in modo forzoso, ideologico o, più semplicemente, poco approfondito.
Il cinema ci offre punti di vista differenti sulle cose, anche quando si tratta di fenomeni storici e di questioni legate alla nostra o all’altrui memoria. E visto che ad HarpoLab non piace lasciarsi intrappolare da luoghi comuni, conformismi assortiti e semplificazioni pacificanti, non potevamo che rivolgerci a chi condivide con noi l’antipatia per frasi fatte e concetti preconfezionati: Francesco Filippi.
A uno storico come lui, che da Mussolini ha fatto anche cose buone (2019) al recente Antifascista. Pensare, vivere, agire per la democrazia (2025), come pochi altri in Italia, si è dimostrato capace di mostrare punti di vista obliqui e di sparigliare le carte in gioco, abbiamo chiesto quattro titoli che ci aiutassero a rileggere il 25 aprile e lui, naturalmente, non ci ha delusi, proponendoci scelte inconsuete e decisamente anticonformiste.
Da dove partiamo? Da un film generalmente poco considerato, che però gli è molto caro: Come persi la guerra (1947, Carlo Borghesio). Prodotto a guerra appena finita, è una sorta di contraltare del celebre e giustamente celebratissimo Roma città aperta: il punto di vista di un eterno perdente, un docile e sventurato Erminio Macario, che smonta la retorica dell’eroe, sia di una parte sia dell’altra.
Andiamo avanti, ma sempre controcorrente. Parliamo di resistenza, della lotta partigiana, ma guardiamola dal punto di vista degli altri: La battaglia della Neretva (Veljko Bulajic, 1969) ci permette di allargare il nostro sguardo, per ricordarci che l’Italia era a fianco della Germania nazista anche come invasore e che la resistenza l’hanno fatta anche gli altri, in quel tempo e in quei luoghi in cui i cattivi eravamo noi.
Il 25 aprile segna anche la fine di una guerra civile, cosa che a volte qualcuno dimentica o finge di dimenticare. Ma una guerra civile è sempre una questione, se possibile, ancora più complessa, in cui è ancora più necessario sfuggire alle banalizzazioni. In questo ci aiuta, in maniera magistrale, La notte di San Lorenzo (1982, Paolo e Vittorio Taviani), il film che restituisce l’immagine più completa, secondo Francesco Filippi, della guerra civile italiana e che ricordiamo anche per la scena della morte del fascista Giglioli, interpretato da David Riondino, attore e persona meravigliosa, scomparsa di recente.
Chiudiamo la nostra ipotetica rassegna, che non è in programma ad HarpoLab ma potrebbe esserlo in futuro, con un’altra scelta a dir poco sorprendente. Francesco Filippi ci ricorda che alla fine di una dittatura e di una guerra, un Paese deve ricominciare a vivere non in virtù, ma nonostante il dopoguerra. Cari fottutissimi amici (Monicelli, 1994) racconta di come, nell’immediato dopoguerra, un gruppo di amici cerchi di superare la spaccatura degli anni precedenti, in una storia sgangherata e profonda, che gioca sul piano umano prima ancora che storico, mostrandoci la difficoltà di tracciare linee nette e confini troppo definiti.
Grazie a Francesco Filippi e buon 25 aprile a tutte e tutti.