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Riconoscere la sovranità israeliana sul Golan è un’ipocrisia

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26.03.2019

Quando il 25 marzo il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sostiene la sovranità d’Israele sulle alture del Golan, il grido di protesta che si è levato ha ampiamente superato i confini del mondo arabo. È stato detto che la sua azione contravviene gli accordi internazionali sull’“inammissibilità dell’acquisizione di un territorio con la forza”. Ovvero, che è stata un’azione di conquista. Sfortunatamente si tratta solo di princìpi, non di un diritto internazionale ferreo davvero in vigore.

Le alture del Golan, che appartenevano alla Siria, fanno parte dei territori conquistati da Israele durante la guerra del 1967. In virtù degli accordi di pace del 1979 Israele ha restituito all’Egitto buona parte dei territori che gli aveva sottratto (tranne la Striscia di Gaza), ma oggi continua a occupare i territori che ha strappato a Giordania e Siria 52 anni fa. L’unica parte che ha effettivamente annesso ai sensi del diritto israeliano sono, tuttavia, le alture del Golan.

Dal punto di vista di Israele la questione è chiusa dal 1981, anche se nessun altro paese al mondo ha accettato quest’annessione, neppure il suo più grande alleato, gli Stati Uniti. Hanno tutti continuato a riferirsi ai “territori occupati”, che includono la alture del Golan, così come vengono descritti dalla risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti. Israele è andata dritta per la sua strada, e........

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