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Le ingerenze esterne in Venezuela aprono scenari inquietanti

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29.01.2019

Evidentemente la decisione di proporre Juan Guaidó come presidente alternativo a Nicolás Maduro in Venezuela non è stata presa a Caracas, ma a Washington. La rapidità con cui gli alleati degli Stati Uniti nel continente americano e in Europa occidentale hanno riconosciuto l’autoproclamazione di Guaidó dello scorso 23 gennaio non sarebbe mai stata possibile senza un coordinamento precedente e una forte pressione da parte dell’amministrazione Trump.

Il fatto che i governi di destra nei paesi dell’America Latina, dalla Colombia al Brasile, si siano accodati al tentativo di Trump di rovesciare un governo di sinistra non è sorprendente. Il sostegno del nuovo presidente neofascista brasiliano, Jair Bolsonaro, era particolarmente scontato. Ma è inquietante notare come anche il Canada, il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Spagna abbiano appoggiato questo tipo di ingerenza negli affari interni di un altro paese.

Il governo di Maduro non merita di sopravvivere, perché ha devastato l’economia del paese. L’anno scorso la sua “rielezione” alla presidentza è stata il prodotto di un voto chiaramente truccato. Tre milioni di venezuelani (il 10 per cento della popolazione) sono già fuggiti all’estero. Ma sono i venezuelani a dover risolvere il problema, non gli stranieri e men che meno gli statunitensi.

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