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Il cielo sopra Israele sta diventando cupo

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28.04.2026

Il 22 aprile Israele ha celebrato il suo 78° giorno dell’indipendenza. Di sicuro non è stato il migliore della sua storia, in un paese che non è più giovane.

Quando ero bambino il giorno dell’indipendenza era un momento di orgoglio e gioia per tutti i nuovi israeliani come me. Erano passati pochi anni dall’olocausto e dalla fondazione dello stato ebraico, e noi eravamo i figli della prima generazione di abitanti. Ricordo mio padre mentre tirava fuori la bandiera ripiegata dal cassetto e la issava sul balcone del nostro appartamento. Tutti i balconi circostanti avevano la loro bandiera, tranne quello della famiglia Lebel, perché loro erano ultraortodossi e non onoravano lo stato sionista. Io provavo per mio padre lo stesso orgoglio che sentivo per la bandiera.

Non ci chiedevamo mai chi avesse abitato le case distrutte sul ciglio della strada o che fine avessero fatto quelle persone. La sera uscivamo in strada per festeggiare

In quegli anni non sapevamo nulla della nakba (la “catastrofe”, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case in seguito alla nascita di Israele nel 1948). Nessuno ce l’aveva raccontata, così come nessuno ci aveva parlato del regime militare sotto cui vivevano i cittadini arabi di Israele. Non ci chiedevamo mai chi avesse abitato le case distrutte sul ciglio della strada o che fine avessero fatto quelle persone. Osservavamo i resti dei villaggi e dei quartieri palestinesi come se facessero semplicemente parte del panorama. La sera uscivamo in strada per festeggiare.

Il giorno dell’indipendenza era l’unico in cui i nostri genitori ci permettevano di stare fuori fino a tardi, senza limiti. Era una festa nazionale.

Da allora sono passati decenni, e tutto sembra diverso. La parola nakba è entrata gradualmente nella coscienza pubblica, anche se solo di una piccola minoranza di israeliani. Una minoranza ancora più piccola ha cominciato a provare un senso di colpa storico. Nel frattempo, gli eultimi venti hanno spinto alcuni di noi a vergognarci del nostro stato.

Mi ci sono voluti anni per capire che i fatti recenti e quelli di un passato lontano non possono essere separati.

All’origine del nostro paese c’è la nakba. Il giorno in cui festeggiavamo l’indipendenza era il giorno in cui un altro popolo ricordava una catastrofe, lo stesso popolo che abitava queste terre prima di noi. Da allora è legato a doppio filo con il passato. Quello che è cominciato nel 1948 non è ancora finito, neanche nel 2026.

Dalla........

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