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La crisi venezuelana non è senza soluzione

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07.02.2019

Quello che non ha fatto il regime sovietico, lo ha fatto il chavismo. “Se il Sahara diventasse socialista, dopo sei mesi comincerebbe a importare sabbia”, diceva una delle più vecchie battute del blocco comunista e questo si è avverato nel Venezuela di Hugo Chávez e del suo successore Nicolás Maduro.

Proprietario delle più grandi riserve del mondo, il Venezuela è oggi importatore di petrolio. Questo paese che avrebbe tutti i mezzi per garantire un lavoro e un reddito decente alla sua popolazione, si è gravemente deindustrializzato.

L’inflazione è diventata galoppante. Conseguenza della miseria, la criminalità è diventata così alta nel paese che gli automobilisti non lasciano aperto il finestrino per paura di farsi strappare l’orologio ed è sconsigliato camminare nelle città anche se i mezzi pubblici si fanno sempre più rari.

I professori universitari hanno un secondo o un terzo lavoro perché il loro stipendio non basta più a sfamarli. “Che cosa ti porto?”, ha chiesto di recente un’economista francese a uno dei suoi colleghi venezuelani e la risposta è stata: “Dentifricio e dello shampoo”. In altre parole la situazione è tale che tre dei 31 milioni di venezuelani sono andati in esilio nei paesi vicini, e questa ondata di profughi continua a crescere provocando ogni giorno una crisi........

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