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Scandalo concerie, l’autocritica del Pd? Una mezza recita

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14.06.2021

Autocritica sì, ma con parsimonia. Non esageriamo. Guai soprattutto a non separare i piani e a lasciarsi andare a derive populiste, avverte Simona Bonafè ai settanta collegati su Zoom. «L’inchiesta Keu preoccupa molto per la gravità dei reati ipotizzati, ma nessuno del Pd è indagato per reato di infiltrazione mafiosa – dice la segretaria regionale – Siamo il partito che ha sempre fatto della legalità uno dei propri baluardi e come prime iniziative abbiamo pensato proprio a rafforzare gli strumenti contro le infiltrazioni». Dunque «respingiamo con forza l’accostamento tra la vicenda dell’interramento illecito dei rifiuti delle concerie e l’emendamento presentato in Regione».

Chi si aspettava una resa dei conti, è stato deluso. Quella continuerà, ma sotterranea. Andrea Pieroni, il consigliere indagato per corruzione, il primo firmatario della norma pro-Cuoio passata «liscia» in consiglio regionale il 26 maggio 2020 e cancellata un anno dopo, c’è, non c’è, forse sì, forse no, chi lo sa, è perso fra le settanta faccine sul monitor, ma non interviene. Giulia Deidda, la sindaca di Santa Croce sotto inchiesta per associazione a delinquere, non fa neppure parte della direzione regionale. E se qualcuno credeva in una seduta di auto coscienza, come quelle dei vecchi tempi, in cui la “ditta” riempiva i propri dibattiti interni di stoccate, distinguo, moniti sulla questione morale, figurarsi, ha sbagliato posto, doveva cercarla in un altro “non luogo” digitale, non nella direzione convocata online con i big toscani del partito.


A due mesi dall’esplosione dell’inchiesta coordinata dalla procura e dalla Direzione........

© Il Tirreno


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