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Ecco come la guerra al terrorismo ha ristretto le libertà personali. Le parole del docente al Sant'Anna

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11.09.2021

Non ci facciamo quasi più caso. Tanti divieti li diamo per scontati: niente liquidi nel bagaglio a mano in aereo. Neppure le forbicine per le unghie. Le rinunce in nome della sicurezza, dopo l'11 settembre 2001. Poi, però, non ci siamo opposti (neppure) al resto. Le intrusioni nella privacy, l'erosione dei diritti civili: il controllo da parte dello Stato dei dati personali senza motivi fondati, il restringimento del diritto alla difesa. Tutto nel nome della guerra al terrorismo. Come sia accaduto, ce lo spiega Emanuele Sommario, docente della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, dove è responsabile del Master in Diritti umani .

Possiamo definire l’evento dell’11 settembre 2001 un attacco terroristico o un atto di guerra (sulla base della definizione corrente americana)? E dopo l’11 settembre 2001 quanti Stati hanno iniziato a definire atti analoghi come atti di guerra?
«Sulla risposta a questa domanda riposa la strategia americana di risposta all’attacco. Gli Usa non vogliono considerare l’11 settembre non come un “semplice” attacco terroristico, ma come un atto di aggressione che dà diritto allo Stato che lo subisce a utilizzare la forza militare in maniera assai più “libera” di quanto non si possa fare in risposta a crimini “ordinari” (per quanto molto efferati). Se lo si considera un “attacco terroristico” la finalità ultima dello Stato dovrà essere di assicurare alla giustizia perché vengano processati quanti hanno pianificato e aiutato a compiere il crimine. Se invece lo si considera un atto di guerra, si può rispondere applicando il diritto bellico, che permette di ricorrere all’uso della forza letale contro quanti verranno identificati come appartenenti alle forze nemiche, o di detenerli senza processo fin quando la “guerra” non sia terminata. Gli Usa, e altri paesi impegnati nel contrasto al terrorismo internazionale o interno, come Israele e la Turchia, hanno giustificato le proprie reazioni armate ad attacchi terroristici con riferimento a questa nuova dottrina, in base alla quale anche un attore non-statuale (come Al Qaeda o altri gruppi “terroristici”) può condurre un attacco armato (ossia un atto di guerra) al quale si può rispondere seguendo le regole di guerra invece che quelle del mantenimento dell’ordine».

Quali diritti civili sono stati ridimensionati (e in che modo: attraverso leggi, comportamenti, violazioni di trattati internazionali etc) dopo l’11 settembre?
«Interrogatori che usano mezzi di pressione fisica o psicologica, il profiling per razza o credo religioso, le intercettazioni delle comunicazioni, la detenzione amministrativa, sono tutti provvedimenti che vanno incidere su diritti essenziali, quali il divieto di tortura, il divieto di discriminazione, il diritto alla privacy o il diritto alla libertà personale. Altrettanto grave è stata la restrizione di diritti “procedurali”, ossia di quei diritti legati che sanciscono la possibilità di adire un giudice competente a valutare la legittimità delle misure restrittive introdotte dagli stati. Se gli Stati negano il diritto ad avere un difensore di propria scelta, o di pieno accesso a tutti gli elementi di prova, a uscirne penalizzato sarà anche l’esercizio del diritto che, attraverso quel procedimento “fallato”, si intendeva proteggere».

Il restringimento dei diritti civili è avvenuto solo negli Stati Uniti o si è diffuso anche in altri Paesi (occidentali e non)? In quali forme?........

© Il Tirreno


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