Camicie rosse e Tricolore: a Livorno i tesori garibaldini nel museo che non c’è |
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cronaca
LIVORNO La bandiera tricolore di Curtatone e Montanara del 1848, sì, proprio quella che ha partecipato anche alla Spedizione dei Mille, cucita dalle donne di Reggio Emilia è in bella vista. Così quella del battaglione livornese dei bersaglieri della morte – amaranto con un teschio bianco – inventata dal comandante Andrea Sgarallino. Nel “museo garibaldino” che non c’è, pure la sciabola appartenuta al generale, regalata dai francesi, con la scritta “Vaincre ou mourir”. È la meravigliosa e incredibile collezione Sgarallino curata con devozione dalla pronipote, lady Michela Sgarallino. Guardarsi intorno, in quel salottino, immaginarsi di sedere a fianco dell’eroe dei due mondi. E scorrere pagine di storia. Ci sono le camicie rosse coi gradi da generale e poi da colonnello. E ancora centinaia di lettere autografe nei cassetti, scritti legati alle battaglie per l’Indipendenza, album di fotografie, uniformi, immagini inedite di Garibaldi e del suo tempo, centinaia di scritti da cui riemergono il coraggio e le idee che hanno guidato quegli uomini e quelle donne.
Le foto del trisavolo Andrea sono di una somiglianza impressionante a quelle di Garibaldi. «Ho letto che Garibaldi usava il mio trisavolo a mo’ di controfigura per ingannare i nemici, tanta era la somiglianza», ci scherza su lady Sgarallino, la pronipote dei tre fratelli patrioti, amici fraterni dell’eroe dei due mondi Andrea, Jacopo e Pasquale Sgarallino.
Ed è grazie a questo legame speciale che Garibaldi scelse Villa Francesca, ad Ardenza, come sua “seconda casa” per l’ultima moglie Francesca Armosino e i figli Manlio (che frequentava l’Accademia) e Clelia.
Il futuro, in Venezia
Michela Sgarallino respira quei frammenti di storia........