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Livorno e la sua Nesi Corea: come funziona la roccaforte e casa per studenti e famiglie del rione

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Livorno e la sua Nesi Corea: come funziona la roccaforte e casa per studenti e famiglie del rione

Dal villaggio scolastico del ’62 all’associazione di volontari nata 23 anni fa: «Il doposcuola aiuta tanti ragazzi a non perdersi tra integrazione e ascolto»

LIVORNO Ventitre anni di Nesi-Corea. Un’associazione diventata un pilastro del quartiere, una roccaforte della città, un avamposto di pace, speranza e integrazione, costruita, giorno dopo giorno, non soltanto coi sogni ma attraverso l’impegno quotidiano degli operatori e dei volontari. Il nome lo eredita da Don Alfredo Nesi (difficile parlare di don Nesi senza citare don Milani, che fu suo compagno di banco in seminario, o figure laiche come Giorgio La Pira, sindaco di Firenze con una forte visione di rinnovamento sociale della chiesa) e, per lo stesso motivo per cui don Milani arriva a Barbiana, don Nesi nel 1962 arriva nel quartiere Corea e fonda il Villaggio Scolastico, che sotto la sua direzione va avanti fino al 1982. Da don Nesi all’associazione Don Nesi poi andrà in Brasile come missionario, lasciando il suo progetto in buone mani. Il 10 marzo 2003, poche settimane dopo la sua morte, amici e collaboratori di don Nesi, decidono di aprire un’associazione che porti il suo nome e quello del quartiere. «All’inizio c’era anche il don prima del cognome: poi è stato tolto, per rimarcare il principio di aconfessionalità, di asindacalità e apartiticità, tre criteri fondamentali, concordati con Alfredo Nesi. Toglierlo non è stato un passaggio facile, ma il villaggio scolastico, per don Nesi, era, fisicamente, dall’altra parte della strada rispetto alla chiesa», spiega Stefano Romboli, anima del centro di via La Pira, una laurea in Scienze Politiche, già garante dell’infanzia per il Comune. Tra i fondatori storici, il prof Rocco Pompeo (scomparso nel 2022, braccio destro di Don Nesi) e il figlio Enrico (anche lui docente). Tra i primi ad essere tirati in ballo c’è Romboli. «In quel momento avevo un videonoleggio e si parlò subito di realizzare un cineforum». Primo film proiettato, “L’odio” di Mathieu Kassovitz, pellicola culto degli anni Novanta sulla vita difficile dei giovani nelle banlieue parigine multietniche. Da 23 anni presidio del rione Sono passati 23 anni e Romboli è ancora qui, come operatore e coordinatore. La sua compagna, Silvia Papucci, è diventata la presidente. Mille sono le facce del centro: corsi di formazione, centri estivi, spazio per conferenze e dibattiti, presentazioni di libri. Ma Nesi-Corea, dal 2007, è anche luogo di incontro per famiglie in condizioni protette e dispone di tirocini di inclusione sociale, borse lavoro di Asl, sostegni collaborativi con il Comune e dell’Uepe. «Anche questo ci aiuta - va avanti Romboli - componiamo un puzzle di persone con bisogni e provenienze diverse, dove i singoli si mettono in gioco per creare relazioni». Contro la dispersione scolastica Fin dalla sua nascita Nesi-Corea mette in campo un dispiegamento di forze contro la dispersione scolastica (il suggerimento viene dell’ex assessora Carla Roncaglia, già coordinatrice scientifica del Villaggio Scolastico di Corea), nasce così il Doposcuola per i quartieri nord della città. Oggi il doposcuola è l’attività principale di Nesi-Corea, l’unica associazione a tenere uno che segue l’intero calendario scolastico e coprendo, di fatto, ogni ordine e grado. «Non ci limitiamo a fare la lezione per il giorno dopo, qui i ragazzi sviluppano un percorso di convivenza e di crescita», sottolinea Romboli. A coordinare il doposcuola, Marcello Allegri, operatore sociale: «Abbiamo tra i 30 e i 35 studenti fissi, tra medie e superiori. Tutto è basato sui nostri volontari storici (che sono una quindicina), ma abbiamo aperto delle convenzioni con le superiori Cecioni, Enriques e Niccolini-Palli che ci inviano i ragazzi in alternanza scuola-lavoro e abbiamo un aiuto dal servizio civile». Alla base del successo del doposcuola c’è una delle pratiche pensata da don Nesi: gli studenti bravi in alcune materie insegnano agli altri. La storia di Nabyl Nabyl ora è uno studente di terza superiore dell’Itis Galilei ed è al doposcuola dalla prima media. Si è scoperto un asso delle materie scientifiche e ora aiuta quotidianamente i ragazzi più piccoli del centro. «Sono cresciuto qui dentro, venire qui mi aiuta a socializzare ma anche a migliorare nello studio». Il fenomeno Nesi-Corea Sono tanti i ragazzi che passando dal doposcuola riescono ad aggiustare il percorso di studi e tante le tesi di laurea che hanno per oggetto il fenomeno Nesi-Corea. Almeno una ventina i dottorandi che hanno raccontato la loro esperienza nel centro e l’importanza di un presidio così attivo in un quartiere di frontiera, a partire dalla tesi della presidente Papucci per l’Università di Firenze “Il volontariato come strumento di inclusione sociale e di crescita personale. Esperienze dall’associazione Nesi-Corea” o quella di Sara Andrea Del Giudice “Il doposcuola di Corea. Analisi di un’esperienza ventennale al servizio della scuola e di un quartiere”. Storie di inclusione e crescita È tutto un fluire di storie, personali e collettive, nelle stanze dell’associazione. Alcune vicende potrebbero essere il soggetto di un film: «Un ragazzo che arrivò qui per un percorso di inclusione sociale, si rimise a studiare e, dopo un po’, vinse un concorso pubblico. La cosa per noi particolarmente emozionante è che nella preparazione fu seguito da un ex dirigente pubblico che, qui, stava scontando una pena accessoria». Nel tempo, Nesi-Corea, nel quartiere più in trasformazione di tutta la città, ha realizzato tante pubblicazioni. «I Quaderni di Corea di don Nesi potevano contare anche sulla collaborazione, tra gli altri, di un certo Gianni Rodari: però, nel 2013, un nostro opuscolo, spiegava che ‘la scelta della convivenza’ avrebbe rappresentato l’evoluzione della città, sempre più multietnica, sempre più liquida», aggiunge Romboli. Sulla facciata principale, ben visibile a tutti, c’è un nuovo murale. Al centro le sagome di 4 bambini immerse nel colore, nei cuori e nei palloncini. L’opera s’intitola “Somewhere over the rainbow, way up high…”, come un verso della canzone del Mago di Oz, lo ha realizzato l’artista Francesco Ninja Spanò ed è un tributo a Eva, Danchiu, Lenuca e Nengi i quattro bimbi rom morti nel rogo di Pian di Rota il 10 agosto 2007.l  

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