Carlo Cracco «Il mio prossimo ristorante? Un agriturismo a metro zero»
Carlo Cracco «Il mio prossimo ristorante? Un agriturismo a metro zero»
Casa madre in Galleria a Milano, con sbarchi a Portofino (recentissimo) a Roma, ora tavola di campagna nell’azienda della moglie
«Sarà una cosa totalmente diversa, nuova, semplice, diretta, come dev’essere in campagna: un agriturismo. Con le camere e tutto il resto. A partire dai prodotti base, che son quelli dell’azienda di Rosa a Santarcangelo di Romagna. Da cui già peschiamo tanto, e dove facciamo già oli e vini che ci danno grande soddisfazione».
Rosa, al secolo Fanti, è la moglie di Carlo, al secolo Cracco. Sessant’anni portati alla grande, veneto, figlio di ferroviere, Alberghiero a Recoaro, formazione alla scuola del grande Gualtiero Marchesi (primo tristellato italiano) e poi dai top di Francia prima di tornare a casa e mettersi in proprio, oggi col ristorante gourmet, lo spazio eventi e il Caffè in Galleria a Milano, il felicissimo spin off “griffato” (e affidato al bravissimo Mattia Pecis) a Portofino e, freschissimo, lo sbarco a Roma in un hotel d’arte (primo da noi di una catena maltese) sotto l’insegna Viride, Cracco è senz’altro uno dei più reputati protagonisti della cucina europea e italiana.
A proposito di cucina italiana, l’alloro ottenuto divenendo Patrimonio Unesco è qualcosa di cui vi state accorgendo, che sentite o, un po’ come un Oscar, è un successo, sì, ma che poi finisce in una bacheca?
«Ce ne accorgiamo eccome. E tutti i giorni, perché il nostro è un lavoro quotidiano, che riparte da capo a ogni preparazione di menu. È insieme orgoglio e responsabilità. E ci sono in cantiere un sacco di iniziative per rafforzare ancora la reputazione e valorizzare la conquista. Ma in generale la cucina italiana sta........
