Un amore lungo tre generazioni: ecco cosa ha seminato Igor Protti

Un amore lungo tre generazioni: ecco cosa ha seminato Igor Protti

Allo stadio gente di ogni età, Nord e tribuna piene, aperta anche la Sud. Da Diamanti a Galante e Balleri: presenti tantissime ex colonne amaranto

LIVORNO. Tutti insieme con Igor Protti. Recitava un vecchio striscione. A simboleggiare come Igor fosse il capo popolo del Livorno in quegli anni. Lui davanti e dietro tutto il resto, tifosi, squadra, città: tutti pronti alla battaglia sportiva. Andando alla ricerca della vittoria, tanto inseguita e poi trovata, con l’amaranto addosso. Stavolta serve cambiare una preposizione: tutti insieme, per Protti. All’Armando Picchi c’erano tutti. C’erano quarant’anni di storia del Livorno sul prato verde dell’Ardenza. Come avere in mano un almanacco tinto d’amaranto. Solo che lo avevamo davanti a noi. Con gli occhi lucidi. I nostri e quelli di chi con questa maglia ha scritto le pagine più trionfali. Occhiali scuri, un dolore che gli si leggeva in ogni angolo del viso. Cristiano Lucarelli era lì. «E’ la prima volta in cinquant’anni che non vengo volentieri allo stadio». Una frase che spiega davvero tutto peer uno come lui che ha il sangue amaranto dentro le vene. Il dolore dentro dell’altro simbolo del Livorno, che testimonia quella che è stata la sensazione di un popolo intero. Lo stomaco che si rivolta, la mente che non riesce a pensare a un mondo senza Protti. Quella gente che già alle 17 era tutta all’Armando Picchi. La Curva Nord si è radunata sotto al settore, mentre la tribuna ha cominciato subito a popolarsi. Dai portoni dello stadio entravano fiumi di gente. A decine, a centinaia. In neanche mezz’ora c’erano già quasi 8.000 persone. Tempo poco........

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