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«Sono chiuso in camera, i miei genitori sono a una festa»: la chiamata ai carabinieri del bambino segregato in casa

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01.07.2019

Luca non si chiama così, ma per raccontare questa storia c’è bisogno di immaginare un bambino reale. Non la vittima di un reato, come viene descritta col linguaggio gelido degli atti giudiziari. Un bambino dolce, con lo sguardo vispo, costretto a vivere in un tugurio e a subire botte da urlo ma con la forza per essere sempre sorridente. E persino convinto che quel poco che i genitori gli concedevano, cioè un piatto caldo e un bidone di plastica per fare i bisogni, fosse già sufficiente per dire ai carabinieri una frase che ha lasciato tutti disarmati: «Vivo così da tanto tempo ma tutto sommato sto bene».

Il dramma di questo ragazzino di 11 anni viene fuori per caso, di sabato sera, per lo scherzo fortuito di un telefonino di vecchia generazione. Uno di quelli dimenticati nei rispostigli e che fanno........

© Il Secolo XIX