We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Se la sinistra diventa liberal, chi pensa agli ultimi?

1 0 0
16.07.2020

Tanti piccoli segnali continuano a costellare le giornate della politique politicienne, e tutti ci parlano della sua lenta ma inarrestabile corsa verso la dissoluzione. Nel suo spazio, sempre più lontano dalla vita reale, si può dire tutto e il suo contrario. Le parole, ormai lì dimentiche di essere state pietre, svolazzano inutilmente come foglie al vento. Ieri l’altro la reazionaria Lega di Salvini poteva volersi intestare l’eredità del Pci. Ieri l’altro, ancora, Prodi, il leader del centrosinistra per tutta la Seconda Repubblica, nemico del centrodestra berlusconiano, apre a Berlusconi per allargare i confini del già singolare governo in carica, a sua volta succeduto a una coalizione di segno “contrario”, ma presieduto dallo stesso presidente del Consiglio. Un governo impotente rispetto alle impegnative scelte di fondo, gli aut-aut che maturano nella società e nell’economia. La mancanza di un’opposizione di sinistra a un governo siffatto è purtroppo un fattore che concorre a definire strutturalmente la natura di questo pessimo assetto politico. I dati che gli organismi internazionali, come del resto l’Istat in Italia, forniscono continuamente, anche a voler chiudere gli occhi sulla concreta realtà sociale, sono gravi e minacciosi.

I rischi di una recessione drammatica sono pesanti. Ed è il ministro dell’Interno a indicare il pericolo di un’esplosione sociale nell’autunno. Recessione ed esplosione della crisi sociale, se non le muovono le acque ferme delle istituzioni, non possono non farlo fuori di esse, dove vivono interessi forti e sedimentazioni culturali ancora vivi. Partendo da un forte nucleo di interessi e di poteri costruiti su di esso, Bonomi ha delineato il protagonismo di un nuovo soggetto politico, un originale e inconsueto partito dell’impresa, muovendo dall’economia verso il politico. In direzione metodologicamente opposta, cioè dalla cultura verso la società civile e alle sue forze sociali, si sta aggregando una costellazione ancora assai variegata, ma già significativa, di una propensione a chiamare in campo un’inedita soggettività politica. Se lunga e strisciante è stata a sinistra la rottura col Novecento, in essa hanno residuato e ancora residuano forze politiche che, pur avendo subìto una radicale mutazione genetica, hanno qualche continuità........

© Il Riformista


Get it on Google Play