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Le vittoria di De Luca, Zaia e del Sì al referendum rappresentano nuovo regime antidemocratico

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30.09.2020

Terminata l’eccitazione mediatica dei commenti sul voto della tornata elettorale, che ha investito il Paese con il referendum sul taglio dei parlamentari e sul voto per le regionali, resta una sensazione di vuoto, come se ancora una volta la politica avesse smesso di cimentarsi su ciò che conta davvero in un evento, su ciò che da esso emerge di nuovo. L’interpretazione del voto si è concentrata su chi siano stati i vincitori della competizione, mentre i suoi protagonisti sono stati letti secondi i canoni dettati dalla politica di ieri, quelli del suo recente e opaco passato, e che la politica di oggi tende passivamente a trascinare in avanti. Così il conflitto è stato letto pigramente nella chiave della competizione tra un centrodestra e un centrosinistra, malgrado entrambe le realtà così definite fossero già tutt’altra cosa rispetto alle pure già incerte origini. All’interno della descrizione della contesa così descritta se ne è letta una seconda tra i partiti, in primis tra la Lega e il Pd, con il corredo di 5 Stelle da un lato, di Fratelli d’Italia e Forza Italia dall’altro. Si è constatato infine che lo sfondamento atteso dalla Lega non si è prodotto.

Certo, il panorama è fatto anche da questi elementi e da altri ancora della stessa natura, ma io penso che essi non concorrano, anzi facciano velo, alla necessità di cogliere l’essenziale di ciò che è accaduto, cioè la realizzazione di un altro strappo al già fin qui pesantemente logorato tessuto ereditato dalla Costituzione repubblicana. Si può parlare infatti di un altro mattone posto nella costruzione dell’edificio della controriforma, anzi, due mattoni. Uno anche formale, l’ulteriore ridimensionamento del Parlamento; l’altro, materiale, con l’ulteriore ridimensionamento del ruolo e del peso dei partiti e delle assemblee elettive. Il primo è ottenuto con la vittoria del Sì al referendum, malgrado il buon risultato del voto contrario che mette in luce una resistenza democratica non scontata. Il secondo è forse meno evidente, eppure molto indicativo dell’attuale torsione che sta prendendo il sistema politico-istituzionale e che lo conduce a nuove forme di democrazia autoritaria e di populismo dall’alto. L’omissione dell’analisi della tendenza e la dismissione di una critica efficace a queste nuove forme di organizzazione della rappresentanza costituiscono, per parte loro, un’altra tappa dell’eclisse della democrazia e, in essa, della sinistra politica in particolare.

Proviamo allora a vedere che cosa è accaduto nel voto di........

© Il Riformista


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