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Governo di unità nazionale, il vizio assurdo dell’Italia

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20.11.2020

Un libro di Davide Lajolo di tanto tempo fa si intitolava “Il vizio assurdo” e si riferiva al suicidio di Cesare Pavese. Difficile passare dalla letteratura di allora alla politica di oggi. Eppure c’è un vizio assurdo anche nella politica italiana. Esso prende il nome di unità nazionale. La fuorviante metafora della guerra viene chiamata alle armi in suo sostegno e tutta la retorica che la accompagna ha come unico scopo quello di dar vita a un governo di larghe intese, neanche parente della Grosse Kolation tedesca, che pure non è stata un bel vedere. C’è una grande tempesta sociale ed economica in atto, e ancor più in quello che si prospetta. Meglio allora affrontarla stando tutti insieme al governo, per essere coperti, per coprire l’establishment e per evitare il crollo dell’economia.

Se destra e sinistra sono categorie già poco frequentate dalla politica in condizioni normali, figurarsi in condizioni di emergenza. Sembra questo essere il non detto che alimenta la proposta e il tempo del virus è per definizione il tempo dell’emergenza. Del resto la proposta si fa sempre più insistente ogni giorno che passa, malgrado siano evidenti gli ostacoli che essa incontrerebbe nella realtà e che la renderebbero di difficilissima attuazione. Però intanto essa lavora a protrarre il galleggiamento della politica sulla realtà, a lasciare che i processi economici facciano il loro corso, a impedire alla politica di rianimarsi anche ora di fronte alla crisi e alla gravità del disagio sociale. Perché per poterlo fare, essa dovrebbe proprio imboccare la strada opposta a quella proposta, cioè la strada della riapertura di una grande contesa politica sul futuro della società, uscita dalla pandemia, un futuro, la cui costruzione già si potrebbe intravedere in essa.

Si può parlare di un vizio assurdo della politica italiana perché ripetutamente, nella fase della sua decadenza, alla difficoltà di fronteggiare la crisi e di risolvere il problema del consenso popolare, essa ha ripetutamente cercato la via di fuga nell’unità nazionale. I sostenitori del governo di unità nazionale si rifanno solitamente a tre precedenti, che ne proverebbero la necessità e l’utilità nei periodi di crisi. Compito arduo. Il primo esempio spesso citato non lo fu affatto. Dopo la Liberazione, solo il Governo Parri raccolse tutte le principali forze del Paese, ma esso non fu una grande coalizione, piuttosto fu il governo dell’antifascismo, la cui breve vita terminò con la cacciata dei comunisti e dei socialisti dal governo. La ricostruzione avvenne poi con un’impronta politica molto marcata, con i governi centristi, con l’opposizione delle sinistre, in un gigantesco conflitto sociale che........

© Il Riformista


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