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Dopo aver sconfitto Trump è arrivato il momento di sconfiggere il trumpismo

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13.11.2020

Riccardo Lombardi diceva che quando gli Stati Uniti hanno il raffreddore, l’Europa prende la polmonite. Anche se le cose non stanno più così, la relazione resta forte, le analogie si fanno spesso stringenti, specie proprio nelle fasi di passaggio. Guardando oltreoceano, si può dire: de te fabula narratur. Si capisce anche così, e non solo per l’interesse che sempre destano e pour cause da queste parti le vicende americane, l’attenzione attorno alle sue elezioni presidenziali. Lo scontro tra Trump e Biden ha travalicato il classico conflitto politico per configurarsi come quello tra due mondi, tra due Paesi, in un irriducibile conflitto tra di loro, secondo il canone della coppia amico-nemico, in una sorta di guerra civile simulata nella politica e già reale in episodi sparsi nella società civile, in cui essa ha preso anche fisicamente corpo. Eppure, sono molti i fattori che inducono a pensare a una realtà molto più complessa, più articolata, attraversata e plasmata da un processo tumultuoso, nel quale la crisi, l’innovazione e il prodursi di mutazioni culturali e nelle soggettività imponenti rendono imprevedibile il futuro. La paura che si gonfia nella società, proprio da questo turbine è alimentata e sospinta.

Sarà bene, ora che il voto di massa del popolo americano ha cacciato dal governo l’orrore trumpiano, guardarci dentro per cercare di capire cosa si muova nella crisi, che è una crisi dell’Occidente e delle sue democrazie. Quello degli Usa è stato a lungo proposto come un modello, ma ora vacilla. Queste elezioni, che pure hanno visto una partecipazione popolare senza precedenti, hanno messo in luce più di una crepa tra il voto e la capacità del sistema di rappresentare le volontà popolari. Non era affatto infondato il quesito di Ian Bremmer, uno dei più famosi politologi, che questa primavera aveva scritto: «Dobbiamo porci domande essenziali sulla sostenibilità del capitalismo basato sul libero mercato in una democrazia rappresentativa». Aver bloccato il colpo di mano di Trump è un merito grande del voto, basterebbe a misurarlo la preoccupazione e l’inquietudine di tanta parte del popolo statunitense e del mondo con cui si è atteso il suo esito. Ma cosa spiega quella diffusa incertezza di ieri e la percezione di oggi sulla persistenza e la pericolosità del trumpismo? La risposta va cercata nella società americana e grande è il disordine sotto il cielo. Le vecchie divisioni della società americana, tra le aree delle coste dinamiche e il profondo della società rurale, non scompaiono, ma altre linee di faglia si moltiplicano.

Il Sud, con le nuove povertà, entra nella cittadella proiettata nel futuro, ma il futuro, ambivalente e obliquo, entra anche in territori che la crisi ha devastato. La famosa cintura della ruggine parla ancora degli operai bianchi che avevano contribuito a far vincere........

© Il Riformista


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