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Alternative per il socialismo: il virus del capitalismo e la sospensione della democrazia

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31.07.2020

Pubblichiamo alcuni stralci dell’editoriale di Fausto Bertinotti nel numero 57 della rivista “Alternative per il socialismo” dedicato al “virus del capitalismo”. Saggi di Gianni, Portelli, Garattini, Pomeranzi, Tamino, Sai, Di Sisto, Di Francesco, Cavicchi, Colacchio, Forges Davanzati, Beolchi e un inedito Lenin.

Le vicende dei nostri giorni – che sono indubbiamente eccezionali – ci inducono e ci obbligano a un’indagine sia sulla crisi della politica, che sulla crisi più profonda, quasi di natura antropologica, del vissuto dei nostri giorni. La cri­si della politica è molto evidente. In Italia essa è facilmente rintracciabile nella mancanza di autorevolezza, delle istituzioni rappresentative di qualsiasi ordine e grado: dal governo alle regioni esse sono state semplicemente una carta assor­bente. I Parlamenti e le assemblee sono stati, di fatto, sospesi. A differenza delle parole dei sistemi di comunicazione che sono state pesanti, le parole della po­litica sono state leggere, anche e soprattutto quando urlate, prive di qualunque influenza. È vero che la politica ha perso legittimità da diverso tempo, ma anche in un frangente come questo, in cui non sono in campo direttamente le categorie classiche della politica, ha dimostrato la sua impotenza, la sua totale estranei­tà alla vita comune delle persone. Possiamo, in questa cornice, individuare un elemento specifico di crisi nel sistema istituzionale italiano che ha mostrato la sua incongruenza.

Il rapporto tra il potere centrale e il potere delle regioni si è rivelato non disciplinato da un comune sentire e da una comune cultura. Messa in mora l’autorevolezza dei comuni – la cui autonomia, che ha a che fare con le radici della grande tradizione italiana, sarebbe stata fruttuosa – il bilanciamento tra potere centrale e regioni è tra due ordinamenti burocratici, entrambi privi della linfa vitale del popolo. L’architrave stessa dello Stato repubblicano dovrà essere ripensata e proprio alla luce della questione decisiva, la costruzione di un popolo […]. Un filosofo di qualità come Roberto Esposito, ha proposto di leggere questa pra­tica di governo in chiave di biopolitica. Come nel capitalismo della sorveglianza di cui parlava Monsignor Paglia, la questione di vita e di morte occupa allora il centro del conflitto politico e il controllo dei corpi diventa la frontiera di un nuo­vo autoritarismo. La frontiera della costruzione di nuovi regimi........

© Il Riformista


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