Referendum sulla giustizia, scintille fra Giuseppe Conte e il ministro Nordio. Il consiglio forense: “Riforma giusta” |
“La riforma non c’entra nulla col giusto processo: se un cittadino pensa che con la vittoria del Sì al referendum il processo cambi allora si sbaglia”. Apre i giochi così il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia nel corso del dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia organizzato dalla Fondazione Lauro Chiazzese a Villa Igea, a Palermo. Presenti il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, il deputato del Pd Giuseppe Provenzano, il presidente del Consiglio nazionale Forense Francesco Greco, il giornalista Alessandro Sallusti e la giornalista Sandra Amurri. Ma la sfida clou è quella tra il presidente del M5s Giuseppe Conte e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “C’è sempre stata una certa riluttanza a cambiare le cose da parte della magistratura” attacca il Guardasigilli, e poi aggiunge: “Quando avremo vinto il referendum, il giorno dopo apriremo un tavolo di confronto per le leggi di attuazione”. Replica l’ex premier: “Tavolo di confronto? Perché non lo avete fatto prima in Parlamento anziché blindare la riforma senza farci discutere il testo?”. È duro, Conte, che parla di “disegno criminale”. Il ministro si difende piccato: “Non ho mai avuto intenzione di umiliare la magistratura. Sono entrato in magistratura negli anni Settanta, le mie prime inchieste sono state sulle Brigate rosse... Figuriamoci se un magistrato vuole umiliare la magistratura”.
A Genova intanto infuria la polemica per un’aula che l’università avrebbe negato agli studenti, per discutere di No con magistrati e politici. insorge il Pd: “Negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale è una scelta preoccupante”.
Giustizia: è uscito un nuovo sondaggio sul referendum
Roma – L’avvocato nel processo non sarà più «un estraneo» ma al pari di giudice e pm: lo garantirà, spiega Francesco Greco, avvocato civilista e presidente del Consiglio nazionale forense, la riforma della giustizia. Il Consiglio che «rappresenta tutti gli avvocati italiani non ha preso una posizione ufficiale», ma per quanto lo riguarda Greco è convinto sia «indispensabile» che il referendum passi.
Avvocato, perché votare Sì al referendum?
«Votare a favore della riforma è indispensabile, intanto per la separazione delle carriere. Oggi nel processo ci sono due colleghi, il giudice e il pubblico ministero, e un estraneo, l’avvocato, che è l’unico che è dalla parte del cittadino, sia imputato o parte civile. È giusto, quindi, che l’avvocato sia messo sullo stesso piano del pubblico ministero. Questa riforma non indebolisce il giudice, non tocca le sue prerogative, non indebolisce il pm, anzi lo rafforza. L’Anm, a fasi alterne, sostiene che indebolisca o che rafforzi il pm».
Giustizia: è uscito un nuovo sondaggio sul referendum
Ma il giudice non è già terzo?
«Sì, ma è collega di una delle parti del processo, ha la stessa visione, la stessa cultura, la stessa carriera. Nel nostro sistema, con la riforma Cartabia, la separazione delle funzioni quasi c’è già, ma è una questione di cultura: per attuare il giusto processo che vuole l’articolo 111 della Costituzione occorre che vi siano due carriere differenti, come nelle Forze armate dove Esercito, Marina e Aviazione hanno tre carriere differenti e nessuno mette in dubbio che le Forze armate siano una componente essenziale della difesa. Così nella magistratura servono due carriere diverse».
Questa riforma aiuta la macchina della giustizia a essere più efficiente?
«Il processo non deve essere solo celere ma efficiente e giusto, se un processo durasse un giorno, ma finisse con una sentenza sbagliata non andrebbe bene, c’è poi il fatto che alcuni processi non andrebbero nemmeno celebrati. Le dico dove si verifica la grande anomalia nel nostro processo: il 97% delle richieste del pubblico ministero di rinvio a giudizio viene accolta dal Gip in modo acritico, poi le statistiche dicono che nel dibattimento il 46% dei processi si definisce con un’assoluzione. C’è la terzietà? Sì, ma intanto c’è il 46% di cittadini che si sono fatti un processo, sono finiti sul giornale, sono stati massacrati da un processo che non avrebbe dovuto svolgersi. La prova provata che c’è uno strapotere del pm, nel sottoporre a processo persone che non dovrebbero, sta nei numeri».
Due Csm e un meccanismo di sorteggio dei componenti, la convince?
«I due Csm altro non sono che l’attuazione di una separazione, la colleganza tra giudici e pm si rinsalda quando è uno stesso organo che decide le carriere di entrambi, i procedimenti disciplinari di entrambi e di fatto, inevitabilmente, diventa una sorta di stanza di compensazione tra le posizioni delle varie correnti della magistratura, che oggi dominano il Consiglio superiore della magistratura. E non è vero che il Csm sarebbe sottoposto alla politica, lo è oggi in balia della politica. Quanto al sorteggio saranno stabiliti dei criteri per selezionare i nomi che finiranno nel canestro da cui si attingerà. Come avvocato io mai accetterei di prevedere criteri che tarocchino un sorteggio vero, perché per me avere un magistrato autonomo e indipendente è un valore assoluto. Se il giudice è condizionato, io come avvocato non servo a nulla».