Mattarella: “Guerra vicino a noi”. Il ministro degli Esteri: “Non siamo nel conflitto, la nostra posizione è quella della Ue”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt
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Roma, 4 marzo 2026 - La guerra è “tornata a spargere sangue nel mondo”, “in tante sue parti» e, come già era stato per il conflitto ucraino, “anche non lontano dalla nostra Italia”. Mentre il governo, a Palazzo Chigi, vive una giornata di vertici e di contatti con l’area di crisi che si è aperta in Medioriente dopo l’attacco Usa-Israele all’Iran e la risposta iraniana, il Quirinale, non nasconde preoccupazioni.
Preoccupazione per il mondo che si infiamma di un’altra guerra, ma anche – e questo è il punto politico – per il contrapporsi, nella vita internazionale, di due visioni: da un lato chi impone la sua forza e pensa solo ai suoi interessi, dall’altro chi privilegia la cooperazione multilaterale, condividendo difficoltà e obiettivi con gli altri. Sergio Mattarella non cita mai Donald Trump o Benjamin Netanyahu, ma in ogni consesso internazionale ha sempre difeso il sistema del multilateralismo e il dialogo tra pari. Che mai, come a guardare gli eventi di questi ultimi anni, è stato così a pezzi.
Oggi, sottolinea il presidente, “è necessario abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento” senza rassegnarsi a “derive inevitabili”. È chiaro che la politica estera dipende dal governo e non dal Quirinale ma le parole di Mattarella, le due visioni del mondo che delinea, indicano due filosofie di politica estera talmente distanti da far capire che prima o poi si dovrà scegliere con chi stare. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intanto, dopo che la controffensiva iraniana ha colpito anche Cipro, ha convocato l’ambasciatore iraniano per ribadire che “l’Italia non è in guerra”.
La premier Meloni, invece, ha presieduto due vertici: uno con i ministri Tajani, Crosetto e Pichetto Fratin sulle misure «per assistere e garantire la sicurezza degli italiani presenti nelle aree coinvolte» e uno a cui si sono aggiunti anche gli amministratori delegati di Eni Claudio Descalzi e di Snam Agostino Scornajenchi per affrontare il tema della sicurezza energetica. Alla “pericolosa crisi internazionale” la presidente del Consiglio ha fatto pubblicamente riferimento in serata in un incontro, in occasione degli Ottanta anni della Repubblica, sul voto alle donne: la premier ha rivolto un pensiero “alle donne e alle ragazze iraniane che affrontano carcere e tortura per rivendicare la loro libertà”.
Le opposizioni, intanto, non mollano accusando l’isolamento dell’Italia da un lato e difendendo un punto di principio sul diritto internazionale, dall’altro. “Un blocco anche solo di un mese dello Stretto di Hormuz potrebbe far impennare i prezzi del gas fino al 130%”, attacca Marco Grimaldi di Avs. La richiesta comune è che Meloni si presenti in Parlamento per chiarire quale sia la linea del governo. “Meloni venga in Parlamento – rilancia Peppe Provenzano del Pd – a chiarire dove vuole collocare l’Italia in questo frangente della storia. Cosa vuole fare? Offrire le basi per una guerra illegale dalle conseguenze incalcolabili?”. Meloni sarà in Parlamento per le consuete comunicazioni alla vigilia del Consiglio europeo del 19 marzo.
Quanto all’accusa di isolamento dell’Italia il vice premier Matteo Salvini risponde così all’ipotesi avanzata dalla Francia di uno scudo atomico allargato: “Quello che dice Macron per me conta zero”.
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