Effetti collaterali del referendum: Bologna fortino rosso, Ferrara e Piacenza isole del Sì in Emilia Romagna. Le Marche tradiscono il centrodestra

L'apertura delle urne e lo spoglio delle schede del referendum sulla giustizia (Pressphoto)

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Effetti collaterali del referendum costituzionale, con brutale sintesi e una riflessione allo specchio politico: l’Emilia-Romagna conferma le previsioni e consolida i rapporti di forza tra centrosinistra e centrodestra; Bologna aumenta il ruolo di fortino rosso con vista sul bis di Matteo Lepore alle elezioni amministrative 2027; Imola e Faenza, dove si vota a breve per le comunali, rafforzano le chances degli uscenti Marco Panieri e Massimo Isola, a trazione Pd; le Marche svoltano e dicono No, allineandosi per la prima volta all’Emilia; a Fermo, dove presto si decide il dopo-Calcinaro, trionfa il No ribaltando il risultato delle ultime Regionali.

Perché se è vero che il centrosinistra non si può identificare totalmente nel No, è inevitabile legare il centrodestra – compatto – al Sì.

L’Emilia-Romagna stabile

Alle Regionali 2024 il presidente Michele de Pascale, sostenitore del No, aveva vinto con il 56,7% delle preferenze, mentre Elena Ugolini (candidata civica sostenuta dal centrodestra) s’era fermata al 40%. La percentuale è sostanzialmente identica (con vittoria del No) anche al referendum. Le uniche province dove il Sì si afferma sono Ferrara (50,7%), che completa la sua trasformazione sebbene ceda il passo nel capoluogo, e Piacenza (56%).

Nessun dubbio per gli elettori sotto le Due Torri: a 320 sezioni scrutinate, la differenza è abissale, 69-31. Il Sì vince solo a Castel D’Aiano, Gaggio, Camugnano. E’ ovvio che non si possano fare equazioni fra Comunali e un referendum costituzionale, ma di sicuro la base elettorale di centrosinistra è solida e ha seguito le indicazioni dei propri leader. Anche perché non può non essere valutata la forte spinta di giuristi e legali di certo non di destra per il Sì anche in Emilia. Prossimo step, le amministrative 2027 dove è difficile vedere sorprese, anche in virtù delle conferme degli equilibri romani.

Le amministrative in Emilia-Romagna

Guardiamo le città al voto il 24-25 maggio. A Imola 63-37, a Faenza il No vince con 20 punti: in entrambe le città saranno ricandidati i sindaci di centrosinistra uscenti, Marco Panieri e Massimo Isola. Diversa è invece la situazione di Cervia, con il caos dovuto alle dimissioni del primo cittadino Pd Mattia Missiroli, poi ritirate e infine rese inutili dal crollo del consiglio comunale: la distanza qui è minore, 52,5-47,5.

La regione laboratorio del centrodestra italiano segna il passo sul minato fronte del referendum costituzionale. Il No vince nettamente, con tredici punti di distacco. Ad Ancona il No arriva al 58,4%, Pesaro segue con il 54% (ma l’entroterra segna diversi successi per il Sì), Ascoli è al 52% (nel capoluogo guidato dal meloniano di ferro Marco Fioravanti pure, con una sconfitta del Sì per duecento voti). Il Sì vince – ma di misura – in provincia di Macerata, terra del governatore Francesco Acquaroli, e a Fermo.

Il No al referendum costituzionale segna una netta vittoria anche a Fermo città, con il 53% (e per il No 8.485 voti). Un risultato che sorprende molti osservatori se consideriamo che il presidente Acquaroli, fiero sostenitore del Sì, aveva ottenuto quasi il 61%. E’ vero che i due voti non sono sovrapponibili, ma non si può notare come da solo il sindaco uscente (ora in giunta Acquaroli come assessore alla sanità) Paolo Calcinaro avesse ottenuto 6mila preferenze. Il test comunale acquisisce dunque un interesse particolare.

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