Giornata Mondiale del Sonno. “Apnee notturne, un fattore di rischio per diverse malattie”. I consigli dell’esperto |
Giornata Mondiale del Sonno. “Apnee notturne, un fattore di rischio per diverse malattie”. I consigli dell’esperto
Giornata Mondiale del Sonno. “Apnee notturne, un fattore di rischio per diverse malattie”. I consigli dell’esperto
Intervista al dottor Alessandro Bianchi dell’Auxologico di Milano. "Ne soffre il 20% degli italiani: sono poco diagnosticate, ma da non sottovalutare”. Possono portare a patologie a livello cardiovascolare, metabolico e neurologico
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Il 13 marzo ricorre la Giornata Mondiale del Sonno. In occasione di questa ricorrenza c'è un tema - a lungo trascurato ma ultimamente protagonista di nuove prese di coscienza e sensibilizzazione - che interessa milioni di persone nel mondo, che spesso nemmeno sono a conoscenza di soffrire di questa patologia: le apnee del sonno.
Secondo stime epidemiologiche, sono oltre 24 milioni gli adulti che in Italia presentano forme di apnee ostruttive del sonno, lievi o medio-gravi, ma di questi solo circa 460.000 sono stati diagnosticati.
A spiegarci questo disturbo e le sue conseguenze sulla salute (se non trattato), quali sono le cause principali, come arrivare ad una diagnosi e le possibili e più innovative terapie è il dottor Alessandro Bianchi, specialista in Otorinolaringoiatria, esperto dei disturbi respiratori del sonno, vice direttore del Centro di diagnosi e cura della roncopatia presso l’Auxologico di Milano.
Dottore, cosa intendiamo per disturbi del sonno come russamento e le apnee notturne?
"Russamento e apnee del sonno sono definiti come disturbi respiratori ostruttivi del sonno (OSAS, sindrome delle apnee ostruttive del sonno) e fanno parte di un ampio numero di patologie del sonno. In generale i disturbi del sonno alterano la qualità, la durata oppure il ritmo del sonno rendendo difficile dormire bene o sentirsi riposati al risveglio. Tra i disturbi del sonno vi sono molte problematiche di competenza strettamente neurologica (tipo l’insonnia, la narcolessia o l’epilessia notturna), mentre le apnee del sonno sono caratterizzate da un problema di ostruzione delle vie aeree durante la notte: il paziente durante la notte ha ripetute interruzioni del respiro dovute a chiusure parziali (ipopnee) o complete (apnee) delle vie aeree superiori per collasso di una o più strutture anatomiche che lo compongono. L’apnea ostruttiva va distante dall’apnea centrale, dove la via aerea non è ostruita ma il problema in questo caso è sempre legato ad un fattore neurologico".
Chi ne soffre maggiormente? Conferma che si tratta di disturbi estremamente sottodiagnosticati?
"Esistono sicuramente alcune categorie di persone più colpite da questa patologia: tendenzialmente la prevalenza è maggiore nei soggetti di sesso maschile, per quanto nei soggetti di sesso femminile l’incidenza aumenti con la menopausa (per un cambiamento dell’assetto ormonale che si verifica dopo la menopausa stessa). Inoltre è una patologia la cui prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età, la fascia più interessata è tra i 40 e i 70 anni. L’obesità è sicuramente un fattore di rischio per l’insorgenza di apnee ostruttive nel sonno, come anche alterazioni anatomiche (per esempio alterazioni dello scheletro del massiccio facciale). Sicuramente i disturbi del sonno sono sottodiagnosticati (si stima che il 75-80% dei pazienti non abbia ancora una diagnosi) nonostante si calcola che ne soffra circa il 20% degli italiani: la difficoltà nella diagnosi risiede nel fatto che molti sintomi che possono suggerire la presenza di apnee del sonno sono aspecifici o comunque abbastanza comuni tali da non indurre un paziente a riferirsi allo specialista".
Russare può essere un campanello di allarme?
"Certamente, il russamento notturno per quanto in alcune circostanze sia soltanto una condizione socialmente disturbante, può essere un campanello d’allarme in quanto può essere associato ad apnee del sonno. Il russamento notturno, persistente, che avviene la maggior parte delle notti, è il primo sintomo che, quando riferito in visita dal paziente o dal compagno/a, ci porta inevitabilmente a dover indagare la presenza di apnee notturne. Ovviamente anche altri sintomi possono essere degli indizi come la necessità di andare alla toilette la notte (nicturia), risvegli frequenti notturni o una sonnolenza diurna persistente con sensazione di sonno non ristoratore".
Come ci si accorge se si ha un disturbo grave e quali strumenti o test possono aiutare a individuarlo?
“Per diagnosticare le apnee del sonno si ricorre ad una polisonnografia o monitoraggio cardiorespiratorio notturno. La polisonnografia è un esame domiciliare che attraverso uno strumento applicato al paziente durante la notte permette di registrare alcuni parametri e capire se oltre al russamento ci sono delle apnee durante il sonno. Il risultato di questo esame permette di diagnosticare la gravità del problema notturno (apnee di grado lieve, moderato o grave). Un altro esame diagnostico, definibile di secondo livello, è invece la sleep endoscopy, una endoscopia del sonno. La ‘sleep endoscopy’ è un esame che viene svolto in sala operatoria o in una sala endoscopica e, durante un sonno indotto farmacologicamente, permette di valutare nello specifico quali sono i punti di russamento e i punti di collasso delle vie aeree (e quindi la causa anatomica delle apnee). Risulta fondamentale per trovare la miglior soluzione terapeutica per il paziente".
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Quali conseguenze a lungo termine possono derivare da problemi del sonno trascurati?
"Al di là di una scarsa qualità del sonno e quindi della sonnolenza diurna, le apnee del sonno rappresentano un fattore di rischio per diverse patologie, soprattutto a livello cardiovascolare: ipertensione arteriosa, aritmie cardiache (come la fibrillazione atriale), ischemia coronarica possono associarsi alla patologia del sonno. Allo stesso modo patologie metaboliche come il diabete mellito tipo 2 e problematiche neurologiche, sia tipo vascolare (ictus ischemico o attacchi ischemici transitori, TIA) che sulla sfera della memoria possono coinvolgere pazienti affetti da apnee del sonno. Parlando invece della sonnolenza diurna questa va considerata in relazione alla capacità lavorativa e alla capacità alla guida che chiaramente possono essere alterate in quei pazienti con un sonno non ristoratore”.
Quali soluzioni esistono oggi per chi soffre di russamento o apnee notturne?
"Le terapie per curare russamento e apnee del sonno sono molteplici e sono mirate a risolvere l’ostruzione delle vie aeree. La prima terapia da considerare nei pazienti affetti da OSAS è la terapia ventilatoria notturna con CPAP: la CPAP è un ventilatore da utilizzare tutte le notti che eroga aria a pressione positiva nelle alte vie aeree attraverso una maschera applicata a livello nasale o oronasale vincendone l’ostruzione durante il sonno. Abbiamo però alternative alla CPAP, considerando il fatto che la CPAP può avere problematiche di compliance (non tutti i pazienti riescono a tollerarla e non sempre è efficace). In alcuni pazienti possiamo proporre il trattamento con un bite chiamato MAD (avanzatore mandibolare): l’applicazione di questo dispositivo notturno confezionato da un odontoiatra esperto in disturbi respiratori del sonno ha la funzione di facilitare l’apertura delle vie aeree riducendo il collasso. Un’altra terapia possibile è la cosiddetta terapia posizionale specifica per quei pazienti che hanno delle apnee nel momento in cui sono supini ma che dormendo sul fianco risolvono la problematica ostruttiva. Infine anche lo stesso calo ponderale può favorire a ridurre le apnee, in particolare nei pazienti in sovrappeso/obesi. Chiaramente non tutti i pazienti con OSAS rispondono bene a ognuna delle terapie citate, bisogna selezionare adeguatamente il paziente e proporre la migliore terapia possibile”.
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La chirurgia può rappresentare una opzione? Esistono nuove tecniche meno invasive?
"La chirurgia può sicuramente rappresentare uno strumento valido sia per trattare le apnee sia per trattare il russamento. L’torinolaringoiatra può agire sulle vie aeree con diversi interventi chirurgici per migliorare o annullare il problema di ostruzione e vibrazione delle vie aeree. Quello che si mira ad ottenere è un effetto di disotruzione delle vie aeree (per esempio attraverso la tonsillectomia si aiuta ad aumentare lo spazio che in alcuni pazienti risulta ostruito) ed un effetto di tenso-modulazione: quest’ultimo è un concetto importante perché la moderna roncochirurgia non è più demolitiva ma invece tende ad essere conservativa e mininvasiva. Per esempio le attuali faringoplastiche (plastica del palato molle) vengono eseguite mediante l’ausilio di speciali fili di sutura chiamati barbed che, ancorando il palato molle a punti stabili, ci permettono di aumentare la tensione e la rigidità del palato stesso. Un’alta novità chirurgica è rappresentata dall’intervento chirurgico sull’epiglottide (epiglottoplastica) che permette, con tecnica mininvasiva, di irrigidire l’epiglottide e di renderla più stabile".
Chiudiamo con uno sguardo alla prevenzione: quali buone abitudini e attenzioni per il nostro corpo possono aiutare a non sviluppare questo genere di patologia?
"Da questo punto di vista possiamo seguire una sorta di igiene del sonno: mantenere degli orari di sonno regolari, creare un ambiente adatto al sonno (stanza buia, silenziosa, con temperatura confortevole), evitare caffè, te o bevande energetiche la sera, limitare l’uso di dispositivi elettronici, non fare pasti troppo pesanti prima di andare a dormire, dormire un numero di ore adeguato (8-9 ore)”.
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