Unimore celebra l’impegno di Adele Woena |
Un ritratto di Adele Woena. La sua figura verrà ricordata da Unimore
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Esistono nella storia personalità luminose che hanno lottato per conquiste grandi e ambiziose, hanno speso energie e intelligenza per far progredire la società, eppure oggi sono quasi dimenticate. A Modena, quanti ricordano chi fosse Adele Woena? Insegnante, giornalista, attivista, nella seconda metà dell’Ottocento proprio nella nostra città fu una convinta promotrice culturale e dedicò il suo impegno all’emancipazione femminile. Eppure di lei sembrano essersi sbiadite le tracce.
Sarà proprio dedicato ad Adele Woena il primo incontro del ciclo di conferenze e film "Indossare la battaglia", promosso dall’Università di Modena e Reggio Emilia: martedì 3 marzo alle 17, presso il Dipartimento di Giurisprudenza (via San Geminiano 3), la professoressa Maurizia Camurani – già insegnante al liceo delle Scienze umane ‘Sigonio’ – approfondirà la figura della straordinaria animatrice culturale che, con le armi della scrittura, volle creare una nuova Aurora per le donne del suo tempo. Adele Woena era nata nel 1833 da una ricca famiglia borghese di Pinerolo, in Piemonte. Studiò in collegio, si sposò con Pietro Re, nel 1856 divenne madre e dopo tre anni sciolse il vincolo matrimoniale: non voleva sacrificare i suoi interessi culturali per restare sottomessa all’autorità del marito. Nel 1863 scelse Modena come città d’adozione: Adele vi si trasferì seguendo il fratello Ernesto che prestava servizio all’Accademia Militare e vi rimase molti anni, anche se poi si spense a Roma nel 1884.
"A quell’epoca le donne in Italia vivevano ancora una condizione intellettuale e sociale subalterna", spiega la professoressa Camurani. Adele Woena si dedicò all’insegnamento che abbandonò poi per problemi di salute, impegnandosi quindi nella scrittura. Nel 1872 fondò proprio a Modena "L’Aurora", un periodico "di istruzione e di educazione" che si proponeva di essere una "libera palestra per le giovani". Dai suoi articoli traspare il desiderio di puntare sull’istruzione per l’affermazione femminile: l’apertura di una nuova scuola per lei era "una nuova batteria contro i nemici della civiltà e del progresso quali sono l’ignoranza e i pregiudizi", e la laurea in giurisprudenza conseguita dall’amica Lidia Poët era un "meritato trionfo femminile". Nel periodico venivano segnalate le nuove scoperte scientifiche, si davano nozioni di igiene e di dietetica, si parlava anche di eleganza. Nel 1875 Adele Woena assunse la direzione de "La Moda italiana", una rivista milanese, e anche in questo contesto riuscì a veicolare messaggi che oggi definiremmo di "empowerment" femminile. "Il suo fu anche un giornalismo di denuncia – sottolinea Maurizia Camurani –. Adele dedicò numerosi articoli all’ignobile tratta di bambini rapiti e trasferiti nelle città americane, costretti alla schiavitù e allaccattonaggio". Ricordare Adele significa rendere omaggio a donne che hanno lottato per un mondo diverso: più giusto, più equo, più aperto.
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