’I quattro rusteghi’, la commedia torna cent’anni dopo

Cento anni esatti sono trascorsi da quando il teatro Comunale, in occasione del Carnevale del 1926, portò in scena ’I quatro rusteghi’, l’opera che Ermanno Wolf - Ferrari compose su un libretto di Giuseppe Pizzolato, ispirato da una celebre commedia di Carlo Goldoni. A un secolo di distanza, l’opera rinascerà domani sera alle 20 e domenica alle 15.30, come appuntamento speciale della stagione lirica del teatro Pavarotti Freni: a interpretarla (con la direzione del maestro Giuseppe Grazioli e l’Orchestra Filarmonica Italiana) saranno gli allievi del corso di alto perfezionamento per cantanti lirici che il teatro organizza ogni anno, con docenti d’eccezione come Leone Magiera, Mariella Devia, Luciana D’Intino, Ernesto Palacio e Marco Filippo Romano. Lo spettacolo (anche in diretta sul canale Youtube del Comunale) ha la regia di Aldo Tarabella, scene e costumi di Luca Antonucci, luci di Andrea Ricci. Domani alle 18, nel Ridotto del Comunale, l’opera verrà introdotta da un incontro con Roberto Calabretto.

I ‘rusteghi’ del titolo sono quattro uomini burberi, Lunardo, Maurizio, Simon e Canciano, avari e tradizionalisti, gelosi custodi di maniere all’antica, che impediscono alle mogli e alle figlie di divertirsi serenamente. L’opera dunque racconta la ribellione delle donne contro gli uomini di casa. Guidate dalla Siora Felice, durante il carnevale riusciranno a organizzare l’incontro segreto tra i giovani promessi sposi Lucietta e Filippetto: creeranno un po’ di scompiglio ma riusciranno ad averla vinta.

Curiosamente, quest’opera venne rappresentata per la prima volta nel 1906 a Monaco di Baviera: in Italia Wolf - Ferrari (nato a Venezia proprio 150 anni fa, nel 1876) faticava a sfondare, "mentre la Germania ne acclamava la grazia cantabile latina, armonizzata e orchestrata con dottrina tedesca", si legge nelle note di Gioacchino Lanza Tomasi, riprese nel programma di sala. Mettendo a confronto Wagner con l’opera di Wolf - Ferrari, i critici scrissero che quest’opera rappresentava "un nuovo quadro evolutivo dell’opera buffa tedesca". "La partitura instaura uno straordinario dialogo con la scrittura goldoniana – fa notare il regista Tarabella –. La messa in scena si fonda proprio sul rispetto dell’atmosfera evocata dalla musica: un mondo comico riconoscibile, costruito su ritmi precisi e su una costante vitalità teatrale". Il risultato è "un’opera leggera, accessibile e terribilmente divertente".

Al termine della recita di venerdì, il Consorzio tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, rappresentato dal presidente Enrico Corsini e dal consigliere Michele Montanari, assegnerà due borse di studio (del valore di 2500 euro ciascuna) a due talenti emergenti: si rafforza così il legame fra il belcanto e l’oro nero di Modena, con un riconoscimento che quest’anno sarà intitolato alla memoria di Mirella Freni che dieci anni fa avviò i corsi di alto perfezionamento lirico del teatro Comunale.


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