"Uno spettacolo tragicomico sul rapporto tra genitori e figli"

Un padre arriva al pronto soccorso dove il figlio adolescente è stato ricoverato in seguito ad un incidente. Le sue...

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Un padre arriva al pronto soccorso dove il figlio adolescente è stato ricoverato in seguito ad un incidente. Le sue condizioni non sono chiare e l’attesa del padre si trasforma gradualmente in un tragicomico viaggio interiore. Così inizia ’Sfidati di me’, su testo di Paolo Kessisoglu e Giorgio Terruzzi, per la regia di Gioiele Dix, al teatro comunale giovedì 26 marzo in una produzione Amat.

Paolo, perché ha deciso di portare in scena questo spettacolo?

"Mi sembra che il dialogo tra figli e genitori sia un tema centrale del quale non si parla mai abbastanza. Per farlo abbiamo scelto un registro tragicomico, in cui sarà facile riconoscersi. Ad esempio quando il padre ha in mano il cellulare del figlio e scopre cose che non sa bene come gestire".

Com’è essere diretti da Gioele Dix?

"Molto bello, in realtà ci conoscevamo ma ci eravamo solo sfiorati. Sono stato io a chiedergli di far parte di questo progetto perché avevo comunque sentito che c’era chimica. E non mi sbagliavo".

Il web, i social, gli hikikomori: lei ha a cuore la dimensione dei giovani, per i quali si spende anche nel sociale.

"Sì, in questo spettacolo non parliamo di dipendenze da internet ma la realtà dei social e della rete è presente. Per quanto riguarda il fenomeno hikikomori (ragazzi che si isolano creandosi una realtà alternativa sul web, ndr) sono ben contento di poter fare qualcosa e con l’associazione ’C’è da fare’, appunto, siamo riusciti a portare un progetto in cinque città diverse".

Come mai si è interessato a questo particolare aspetto?

"Ho scoperto questo fenomeno durante la pandemia. Ho una figlia giovane e quindi la cosa mi ha colpito da vicino".

Ma i ragazzi e gli adulti come si parlano oggi?

"Con difficoltà, nonostante la relativa vicinanza. I nostri genitori magari erano molto più menefreghisti e autoritari, ma ci controllavano anche molto meno. Oggi, anche se con più libertà di esprimersi, esistono lo stesso diverse difficoltà di comunicazione".

Cosa pensa dei genitori che usano le app per controllare i figli? Dalla geolocalizzazione al registro elettronico, i nostri ragazzi sono come dentro una bolla.

"Purtroppo esiste l’apprensione e quando ci sono mezzi di controllo è facile cascarci. Direi che le varie app sono semplicemente strumenti offerti ai genitori, che ovviamente poi li usano".

Ma quando i ragazzi vedono gli adulti che sui social si comportano peggio di loro (e non solo sui social), che indossano gli stessi vestiti... cosa pensano?

"Esiste una grossa paura di invecchiare il che dà spazio spesso ad atteggiamenti ridicoli. Credo che risieda anche nel fatto che vogliamo essere genitori migliori di quelli che abbiamo avuto ma forse poi si esagera dall’altra parte".

Con Luca (Bizzarri, ndr) spesso prendete in giro i politici, soprattutto per la loro vita social. ’Non hanno un amico’ si potrebbe esportare anche agli adulti che politici non sono, comunque.

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