Camice bianco sempre più rosa . Medici, cambio generazionale: "Tanti giovani, soprattutto donne"

Romano Mari, presidente dell’Ordine

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"Quello in corso è un vero e proprio cambio generazionale, con un crescente ingresso dei giovani, in prevalenza donne". Così Romano Mari, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Macerata, sintetizza la "rivoluzione" fotografata che risulta dall’età e dal sesso dei circa 2mila medici iscritti (odontoiatri esclusi). Un quadro che parla chiaro. Il gruppo più numeroso dei camici bianchi è quello di età compresa tra 70 e 74 anni (363), seguito da quello dai 75 anni in su (263), moltissimi dei quali – quindi – già in pensione. Se a questi aggiungiamo i 234 iscritti tra i 60 e i 65 anni, che lasceranno da qui a qualche anno, raggiungiamo quota 860: non la metà del totale, ma poco ci manca.

Presidente Mari, medici sempre più giovani…

"È evidente e ritengo fosse inevitabile. L’incremento è significativo perché è aumentato il numero dei posti alla Facoltà di Medicina. Anche con le nuove modalità di accesso il numero resta chiuso, ma è stato comunque ampliato. Credo, però, che ci saranno effetti paradossali"

"Dopo la pandemia da Covid è emerso come ci fosse una grave carenza di medici dovuta, si è detto, ad una cattiva programmazione degli anni passati. Bene. Ma la risposta non è stata quella di fare una vera programmazione sulla base di criteri chiari e oggettivi, come la crescita dei bisogni legati alla salute, l’invecchiamento della popolazione, le specialità in cui i vuoti erano maggiori. Si è agito sulla base di una spinta emotiva e non su un’analisi approfondita da cui trarre scelte conseguenti. E questo tra pochi anni si farà sentire".

"Anche nel 2026 nella nostra Ast saremo in sofferenza, per i medici di base, ma anche in alcuni ambiti, come per esempio quello dell’emergenza-urgenza, dell’anatomia patologica e altri. Ma la cosiddetta "gobba pensionistica" si esaurirà proprio quest’anno. Dal prossimo saranno più i medici in entrata che quelli in uscita, in linea generale ne entreranno più di quanti ne serviranno. Con una variabile: alcune specialità resteranno comunque scoperte, perché ritenute dai giovani poco "attraenti", a partire dai medici di base, sovraccaricati di lavoro e asfissiati dalla burocrazia, mentre in altre ci sarà un esubero".

Tra i nuovi ingressi prevalgono le donne

"Senza dubbio. Martedì scorso ho preso parte, in qualità di membro della commissione, ad una sessione di laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Politecnica delle Marche. Su 16 candidati 14 erano donne. I dati degli iscritti all’Ordine di Macerata confermano una tendenza che va avanti da tempo e si è accentuata negli ultimi anni. Dal 1950 al 1980 le nuove iscrizioni sono state 393: 318 uomini e 75 donne, vale a dire quasi l’81% contro il 19%. Dal 1986 ad oggi, dei 1.542 nuovi iscritti gli uomini sono stati 727 (47,1%) e le donne 815 (52,8%), un soprasso che si è verificato soprattutto negli ultimi dieci anni: 202 nuovi iscritti uomini (39,5%) e 309 nuovi iscritti donne (60,4%)".

Come giudica questo processo di femminilizzazione della professione medica?

"Credo che sia un valore aggiunto perché le donne hanno dimostrato capacità di ragionamento e di approccio diverse, portando un arricchimento che vale per tutti. Nelle Marche gli ordine di Fermo e di Ascoli Piceno sono già retti da donne. Voglio aggiungere che, dal mio punto di vista, proprio in quanto donne, che significa anche madri, i contratti di lavoro dovrebbero riconoscere questa specificità. E vale la pena ricordare un fatto importante".

"Nei difficili anni di piombo, nel 1978, proprio l’anno in cui Aldo Moro venne rapito e ucciso dalle Br, il parlamento ha varato la riforma con cui è stato istituito il Servizio sanitario nazionale, un sistema universale che garantisce a tutti l’assistenza e il diritto alla salute previsto dalla costituzione. Ebbene, la legge porta la firma dell’allora ministro della sanità, che era una donna, Tina Anselmi".

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