"The God Father": così un 28enne gestiva il terrore e la droga nelle province marchigiane

Un'immagine prelevata dalle telecamere nascoste

Ancona, 26 marzo 2026 - Niente vicoli bui, passaggi di mano fugaci sotto i lampioni e il linguaggio in codice sussurrato a mezza voce. Il nuovo volto del narcotraffico nelle Marche viaggiava su piattaforme di messaggistica criptate, con tanto di shop online, recensioni sulla ‘qualità del servizio’ e stringenti procedure di autenticazione per i clienti, ricalcando in tutto e per tutto le dinamiche di un moderno e spietato franchising. L'operazione ‘Suburra’, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Ancona e condotta dagli investigatori della polizia di Stato (Sisco, Servizio Centrale Operativo e Squadra Mobile di Macerata), ha smantellato un'organizzazione criminale transnazionale capace di inondare il territorio regionale con tonnellate di stupefacenti. L’associazione criminale era arrivata ad assumere una posizione di monopolio nel traffico di droga nel territorio delle Marche, realizzando consegne quotidiane di droga in tutte le province. Al vertice della piramide, soprannominato significativamente “Padre” o “The god father”, si trovava un ventottenne maceratese pregiudicato che, pur avendo trasferito la sede operativa in Spagna nelle ultime fasi, gestiva con pugno di ferro una rete capillare. Il sistema era quasi aziendale: per acquistare hashish, marijuana o cocaina, l'acquirente doveva prima "autenticarsi" inviando selfie con il proprio documento d'identità e screenshot del profilo Instagram. Una volta superati i filtri della "Sacra Famiglia" — questo il nome del gruppo — il cliente poteva scegliere la modalità di consegna: "a domicilio" con supplemento per il corriere, o tramite "meet up" in luoghi scelti dall'organizzazione. Al termine, non mancavano le recensioni sulla puntualità e sulla potenza della sostanza testata. Il volume d’affari documentato è impressionante: tra i 150 e i 200 chili di hashish e marijuana e circa 30-40 chili di cocaina smerciati ogni mese. Questo monopolio era garantito da una struttura a "point" — vere e proprie filiali del narcotraffico — dislocate a Sant’Elpidio a Mare, Fano e Grottammare, che permettevano il controllo totale della regione. L'organizzazione garantiva stipendi fissi: 150 euro al giorno per i corrieri (selezionati anche online) e ben 2.500 euro al mese per i magazzinieri che custodivano la droga in appartamenti o garage. Ma dietro l'interfaccia tecnologica e il marketing digitale si nascondeva un'anima arcaica e violenta. L'inchiesta ha svelato episodi di cruda ferocia: dai tentativi di vendetta contro esponenti pugliesi dopo una rapina subita a Bari — con un uomo costretto a gettarsi da un'auto in corsa in autostrada per salvarsi la vita — fino al piano per uccidere il cane di un associato ritenuto infedele con una polpetta piena di chiodi. L'indagine, conclusasi con il sequestro di 204 kg di hashish, 5 kg di cocaina e due pistole, ha portato a 12 misure cautelari e ha visto impegnati reparti da tutta Italia, mettendo la parola fine a un impero che aveva trasformato le Marche in una piazza di spaccio 2.0.

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