Il ’salvataggio’ dell’Imolese, Tarantino parla da presidente: “La compro, poi ci divertiremo”

Tarantino e il direttore generale Savini

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Imola, 25 aprile 2026 – Giovanni Tarantino ha le idee chiare, forse più di quando si è fatto avanti per l’acquisto dell’Imolese. Da allora sono passati 40 giorni pieni di impegni, scadenze, incontri. L’analisi dei bilanci, poi l’offerta e ora la resa dei conti, nel vero senso della parola: tra un altro mese, il 26 maggio, è fissata la vendita all’asta del club rossoblù, e lui, l’unico ad avera sinora presentato un’offerta – i centomila euro richiesti a gran voce dal curatore Alessandro Servadei – e ad aver materialmente messo soldi veri, una caparra di ventimila, è atteso al passo decisivo.

E nel frattempo? Continuerà a fare la spola tra Palermo e Imola, tra l’entusiasmo per questa nuova avventura della sua giovane ma già intensa carriera imprenditoriale e l’incertezza per quello che potrebbe essere un salto nel buio. Ventotto anni, un pacchetto di aziende a partire da Palermo ma ora anche nella penisola, e interessi sinora mai sportivi: è il proprietario del Dragon Club e del Mob Disco Theatre, ma anche della struttura ricettiva Marmur Suite-Luxury Room e della marca di orologi Dragon Watch.

La chiamano presidente, ma ancora non lo è. Ha fretta di diventare numero uno dell’Imolese?

“Sì, non vedo l’ora che succeda. Ho 28 anni e una struttura imprenditoriale solida, diciamo che faccio le cose con entusiasmo e un po’ di ambizione. E quando i ragazzi della squadra, che sono tutti molto giovani, mi chiamano presidente sono felice. Non sono ancora presidente, ma che ci posso fare?”.

Non la spaventano le cifre che andrà a spendere?

“Sto per fare un’operazione finanziaria importante ma voglio essere sicuro al 100% di quanto investirò”.

Le cifre del rosso che ha portato i rossoblù sull’orlo del baratro ballano davvero intorno a questi centomila euro, o sono di più?

“Sono di più. Centomila è la cifra per saldare i debiti più urgenti e per scongiurare la sparizione della società, ma i debiti ammontano ad almeno 170mila euro, ai quali saranno da aggiungere i 30mila per l’iscrizione al campionato. Ho fatto spulciare i bilanci ai miei commercialisti, la situazione non è semplice ma ne verremo a capo”.

Come pensa di approcciare un mondo per lei nuovo come quello dello sport?

“Ho un certo modo di condurre le aziende, ho successo, sento di potermi affermare anche in questa bellissima terra e di poterlo fare grazie al calcio”.

Si è mai occupato di calcio?

“No, da imprenditore no. Ho giocato da bambino, e tifo Palermo. Ma quando vedo giocare l’Imolese mi batte il cuore”.

Nei giorni scorsi ha parlato col sindaco Marco Panieri. Come le è sembrato che abbia recepito le sue idee?

“Voleva capire che ‘pesce’ sono, io gliel’ho spiegato e l’ho aiutato a smontare i pregiudizi che accompagnano la venuta di un siciliano da queste parti: io, le mie aziende, i miei soldi siamo puliti. E qui intendiamo portare un modello nuovo e fare grandi cose in sinergia con tutte le componenti”.

Per convincere Panieri, però, non può essere bastata l’ambizione imprenditoriale.

“Gli ho parlato dell’idea di introdurre nella nuova società il codice etico, delle intenzioni che abbiamo per il centro sportivo e lo stadio, dei valori in termini di inclusione e sostenibilità che intendiamo portare qui. Ci siamo piaciuti”.

Ha avuto nei giorni scorsi delle incomprensioni con l’allenatore Protti. Ora tutto sembra chiarito, e tutte le componenti vogliono mantenere la serie D. E se non succederà?

“Beh certo, in Eccellenza cambierebbe tutto. Mi sono impegnato anche per questa eventualità, ma tutto sarebbe più difficile. Comunque sono sicuro che i ragazzi e il mister ce la faranno”.

Il 3 maggio sarà allo stadio per l’ultima giornata del campionato. Con quale spirito?

“Con il solito entusiasmo. Sono sempre più convinto che trasformare le partite in eventi, come voglio fare, contribuirà a far diventare l’Imolese e Imola nuovamente attrattive anche nel calcio. Il 3 maggio porterò degli amici, dei personaggi conosciuti, e sarà solo un’anticipazione di quel che intendo fare: sul modello americano del Superbowl vorrei trasformare le partite in eventi, affiancando concerti o altro allo sport”.

Tra un mese il momento decisivo: l’asta per la vendita della società. Cosa si sente di promette:

“Confermo tutto e non mi tiro certo indietro. Presenterò l’offerta. Io ho fatto tutto quel che dovevo fare: la caparra, l’offerta, le tre vittorie consecutive. Porto pure fortuna. Ho parlato con tante persone, il centro sportivo lo sento anche un po’ mio. Ora viene il bello”.

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