Dall’hip-hop alla dance. Un’eredità musicale senza tempo né confini

La poliedricità e l’intensità della poesia di Dalla vivono nella scena di oggi. Tanti artisti hanno utilizzato campioni dei suoi brani o l’hanno omaggiato. "Ha cambiato per sempre la canzone italiana, manca molto a tutti".

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Dall’hip hop alla nuova canzone d’autore, l’eredità artistica di Lucio Dalla attraversa i linguaggi del pop contemporaneo, al di là dei confini di genere, proprio come piaceva a lui che, con disinvoltura, volteggiava dal jazz alla melodia, dall’interesse per le tecnologie elettroniche (basti pensare alla lunga collaborazione con il ‘maestro’ dell’italo disco Mauro Malavasi), alla scrittura operistica.

Una voracità culturale un desiderio di esplorare ogni possibile scenario nel quale lo portava il suono che si riverbera nell’opera delle giovani generazioni, che della sua ampia produzione ripercorrono le tappe, a volte inconsciamente, perché le sue canzoni son patrimonio condiviso, a volte studiandone e assimilandone, la poetica.

Succede, con l’hip hop, espressione artistica che pure il cantautore bolognese non ha mai particolarmente amato, per il continuo utilizzo, a suo dire, di immagini retoriche troppo legate all’immaginario delle metropoli americana (‘C’è più futuro nella melodia di Andrea Bocelli’, disse una volta) Rage, Ghemon, Emis Killa, Ensi, sono solo alcuni dei rapper, che, con la supervisione di Franco Godi, si sono cimentati, dopo la scomparsa di Dalla, nella reinterpretazione di alcune delle sue ballate più note. Mentre gli Articolo 31 già nel 1996, avevano riletto ‘Disperatoeroticostomp’, con il cantautore che li raggiunse in studio per registrare i cori della loro versione.

È il rap la nuova canzone d’autore? Ne sono convinti protagonisti assoluti di questa scena, che proprio alla cosiddetta ‘scuola bolognese’ guardano con devozione e principale fonte di ispirazione. Sia per quello che riguarda i testi che le atmosfere. Lo dimostra il lavoro di uno dei più originali produttori di questa scena, Bassi Maestro, che al cantautore ha reso omaggio nel disco ‘Panopticon’ di Caleydo, dove ha realizzato un brano ‘La grande città’, ospite Willie Peyote, costruito intorno al campionamento di ‘Liberi’. Un amore per la sua poetica provato anche da star internazionali, come l’americano Timbaland, che gli ha reso omaggio citando ‘Ulisse coperto di sale’ nel suo successo ‘Indian Carpet’.

E poi c’è la nuova ondata di esponenti della canzone d’autore nazionale, provenienti dalla vivacissima scena indipendente, che hanno scoperto Dalla ascoltando i vinili della collezione dei propri genitori e, spesso in maniera non razionale, lo hanno fatto diventare parte della loro narrazione, affascinati sia dalla capacità dei testi (quelli della collaborazione con Roversi e quelli successivi) di scattare polaroid sempre a fuoco sulla quotidianità, anche quando è trasfigurata, sia dalle straordinarie produzioni, tra orchestrazioni e elettronica.

Artisti come Lucio Corsi, Andrea Laszlo De Simone, Brunori Sas, Tommaso Paradiso (che nell’ultima edizione del Festival di Sanremo ha scelto per la serata delle cover ‘L’ultima luna’), gruppi ai confini del punk riletto in chiave melodica e sentimentale come i Fast Animals and Slow Kids hanno dimostrato che si può comprimere nei pochi minuti di una canzone pop un oceano di passioni in maniera diretta, immediata, arrivando al cuore degli ascoltatori con una scrittura che sembra ogni volta una sceneggiatura di un piccolo film. Colapesce Dimartino sono tra gli artisti del neo pop nel cui lavoro la presenza della capacità evocativa delle sue rime è evidente.

"Ha cambiato per sempre la canzone italiana. E ancora oggi influenza la nostra scrittura. Ci manca davvero molto" hanno detto in una intervista proprio al Resto del Carlino. Una influenza che anche i i più grandi tra i suoi contemporanei hanno sempre dichiarato, "Lucio Dalla. Lo adoravo. Più grande di Battisti, di De André, di Gaber che pure era grandissimo e superiore a Fabrizio. Dalla era il più grande di tutti. Intelligenza suprema, senso della tristezza portato all’estremo, ironia assoluta, vocalmente poi, una spanna sopra tutti gli altri" Ornella Vanoni su Vanity Fair, 2018.

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