Abdallah Ajerrar e i Jedbalak: la musica diventa rito collettivo tra passato e contemporaneità

Il gruppo a Villa Pini in un concerto che affonda le radici nell’etnia Gnawa.

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Negli Anni ’60 una località del Marocco, Essaouria, cittadina affacciata sul mare, divenne la meta di un pellegrinaggio da parte di scrittori e musicisti della scena psichedelica inglese e americana, sulle tracce di quello che restava delle comunità gnawa, gruppi che utilizzavano la musica come strumento di cura e di trascendenza.

Da Jimi Hendrix a Brian Jones, componente della prima formazione dei Rolling Stones, gli artisti cercavano qui, nei suoni di quella tradizione, una fonte di ispirazione, simile a quel desiderio di misticismo che spinse, nello stesso periodo, i Beatles a recarsi a Benares, in India, sulle tracce di guru e spiritualità. Quella cultura, quasi definitivamente scomparsa, venne riscoperta e riportata in superficie, grazie al lavoro di un antropologo francese, George Lapassade (che in passato ha anche tenuto dei seminari all’Università di Bologna), che proprio a Essaouira contribuì a far rinascere un festival di musica Gnawa, diventato adesso una delle principali attrattive turistiche del paese africano, trasformando quelle radici in fenomeno pop.

Da quel luogo arriva Abdallah Ajerrar, leader dei Jedbalak, il gruppo formato da lui insieme a tre musicisti italiani, che suona questa sera a Villa Pini in via del Carpentiere 12, alle 22, all’interno di una ‘Notte Gnawa’. Ajerrrar è stato, da giovanissimo, allievo del maestro Omar Hayat, uno dei rari depositari di questo straordinario patrimonio culturale. Con lui, all’interno di diverse formazioni di riproposizione del repertorio tradizione, si è esibito ovunque in Marocco e all’estero.

Queste lunghe esperienze gli hanno permesso di apprendere ogni risvolto della musica gnawa e di scoprire quanto la sua capacità ipnotica, fortemente seduttiva, grazie a una dimensione ancestrale che il trascorrere del tempo non ha toccato, sia ancora molto forte.

Come sicuramente dimostrerà il concerto bolognese, immaginato come un rito simile a quello che si svolgeva all’interno delle antiche confraternite che accoglievano al loro interno gli Gnawa, un gruppo etnico formato dai discendenti, tra gli altri, di antichi schiavi deportati in Marocco e provenienti dall’Africa subsahariana.

Sarà quindi una immersione in un panorama adesso nuovamente vitale, come dimostra il successo delle tante formazioni di riproposizione di questo repertorio, come i Jedbalak, che riescono a portare nella contemporaneità il passato, promettendo un concerto molto particolare, da ballare dalla prima all’ultima nota.

Facendo, per una notte, di Villa Pini una enclave dove vivere una esperienza di condivisione del suono affascinante, grazie all’incalzare di un suono che ha nella fortissima presenza del ritmo, sempre più incalzante, il suo segno immediatamente riconoscibile.

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