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Nel caso ricina entra la faida (anche politica) degli avvocati. Gelo di Messere su Gianni Di Vita: “Non mi interessa sentirlo”

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11.04.2026

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, uccise con il veleno, accanto al marito e padre e alla figlia maggiore

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Nuovo colpo di scena nel giallo più inquietante del Molise. In mattinata, con una nota inviata via Pec, l’avvocato Arturo Messere ha comunicato la propria rinuncia al mandato difensivo di Gianni Di Vita, l’ex sindaco e commercialista di Pietracatella al centro dell’inchiesta sull’avvelenamento da ricina che ha ucciso la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara dopo il Natale. Messere, 80 anni, penalista di lungo corso del Foro di Campobasso, non è uomo che usi mezze misure. La comunicazione formale è quella asciutta del diritto: rinuncia “per motivi contingenti”, ma il gesto che ha il sapore di una presa di distanza pubblica.

Interpellato da Open, Messere parla poco. Quel poco basta però a tracciare il perimetro di una rottura profonda e amara. “Ho più di 80 anni e 54 di professione. Ho fatto i processi più grossi d’Italia e non mi interessa più di tanto. Sono sereno, molto sereno”. Il gelo con Gianni è certificato dalle sue stesse parole: alla domanda se si fossero sentiti dopo l’invio della PEC, la risposta è lapidaria. “No, assolutamente no. E non ho intenzione di sentirlo”. Dietro il cambio della guardia si celerebbero divergenze sostanziali sulla linea difensiva da adottare, e sembra evidente che il rapporto si sia incrinato in modo irreparabile dopo la maratona in questura a cui è stato sottoposto Di Vita con un interrogatorio di oltre sei ore. Ma la rottura non sembra riducibile solo a una questione di strategia. Ci sarebbero anche motivazioni politiche.

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Al posto dell’anziano penalista, Di Vita conferisce l’incarico all’avvocato Vittorino Facciolla, noto legale molisano, ma soprattutto consigliere regionale ed ex segretario regionale del Pd. Un dettaglio che Messere non riesce a mandare giù. “Si preferiscono i partiti alle professionalità”, attacca senza giri di parole. Laconica la replica di Facciolla a chi gli chiede i motivi dell’avvicendamento: “Il cambio di avvocato non è stato provocato da una modifica della posizione processuale, Giovanni resta parte offesa”.

Il retroscena è noto: Di Vita è stato per anni tesoriere regionale del Pd, lo stesso partito nel quale Facciolla ha costruito la carriera politica. Una comunità di appartenenza prima ancora che professionale, esattamente quello che Messere sembra non accettare. C’è, infine, un elemento che rende il quadro ancora più intricato. Nonostante la rinuncia alla difesa di Di Vita, Messere non esce del tutto dall’inchiesta. Continua ad assistere il suocero di De Vita, e il suo studio legale mantiene la rappresentanza di alcune parti offese: il fratello di Antonella Di Ielsi e l’altra figlia di Di Vita. Un equilibrio sottile, che inevitabilmente alimenta interrogativi sulla geometria degli interessi in campo.

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Intanto l’inchiesta avanza, silenziosa e inesorabile: si cerca di mettere ordine negli orari e nel giorno dell’avvelenamento, si sentono altri familiari e amici mentre le Procure di Campobasso e Larino attendono i risultati definitivi delle perizie tossicologiche e delle autopsie, previsti entro il 30 aprile.

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© il Resto del Carlino