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Recuperato dai carabinieri rarissimo opuscolo del ’500

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03.03.2026

’Odae felices’, edito a Roma nel 1588. Acquistato in Usa da un collezionista emiliano

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Un piccolo segno a matita in calce al frontespizio. Una sigla, ‘UA’, che il bibliotecario dell’Istituto delle Scienze Ludovico Montefani Caprara, vissuto tra il 1709 e il 1785, era solito tracciare sui libri della collezione del naturalista Ulisse Aldrovandi che catalogava. È una storia che attraversa i secoli e i mari quella delle Odae felices, per Nicolaum Nomeseium, un rarissimo opuscolo edito a Roma nel 1588 che, dopo un’avventurosa peregrinazione che l’ha portato fino agli Stati Uniti, nei giorni scorsi è tornato a casa. Alla Biblioteca dell’Archiginnasio, a cui è stato riconsegnato dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio di Torino.

L’opuscolo faceva parte della raccolta libraria appartenuta a Aldobrandino Malvezzi de’ Medici (1881-1961) costituita da oltre 22mila volumetti e opuscoli datati tra il XIII e il XVIII secolo, donata nel 1931 all’Archiginnasio. L’opera, di eccezionale rarità (oltre alla copia recuperata dai carabinieri ne esiste solo un’altra conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi), era scomparsa da Bologna negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando nel ’44 il palazzo dell’Archiginnasio era stato bombardato.

Ed è riapparsa alla fine del 2024 a Torino, quando è stata avanzata per l’opuscolo la richiesta alla Sovrintendenza del capoluogo piemontese di un ‘certificato di avvenuta importazione’. A quel punto gli storici dell’arte, controllando il libricino, si sono accorti della presenza sul frontespizio di un timbro e della nota manoscritta "Ulyssis Aldrovandi et amicorum" di mano dei collaboratori del naturista bolognese, riconducibile al cosiddetto ‘Lascito Malvezzi’, e hanno attivato i carabinieri del Nucleo Tpc. Gli specialisti dell’Arma, dopo accurati accertamenti, hanno ottenuto un decreto di sequestro, necessario per interrompere la circolazione sul mercato del prezioso opuscolo, già destinato a una compravendita all’estero. E hanno anche ricostruito i suoi ‘viaggi’: il testo era nella disponibilità di un collezionista emiliano, che l’aveva acquistato in una libreria antiquaria negli Stati Uniti. L’opuscolo, come accertato dai carabinieri, era stato anche oggetto di scambio tra la libreria statunitense e una analoga attività commerciale di Zurigo: una circostanza che conferma l’avvenuta illecita esportazione all’estero del bene.

Una volta ottenuto il volumetto, i carabinieri hanno avuto modo di analizzarlo e di notare quella sigletta ‘UA’, che è subito stata posta all’attenzione dei bibliotecari bolognesi, i quali vi hanno riconosciuto quell’abitudine del loro predecessore, che così catalogava i libri della collezione Aldrovandi. Due sole lettere, che duecento anni dopo hanno permesso a un’opera preziosissima di tornare a casa.

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© il Resto del Carlino