Morte all’incrocio, a giudizio autista Tper |
Quella tragica notte del 2 febbraio dello scorso anno, i semafori erano lampeggianti sulla via Emilia a San Lazzaro. E Brayan Wilxander Mini (nella foto), 22 anni, in sella al suo scooter si era schianato contro un bus Tper. Sbalzato dalla sella, Brayan era finito sull’asfalto. Un impatto violentissimo, che non gli aveva lasciato scampo. Il ventiduenne era morto in ambulanza, prima di arrivare in ospedale.
A poco più di un anno da quella notte di dolore, ieri mattina l’autista cinquantaduenne che si trovava alla guida del bus è stato rinviato a giudizio dal gup Alberto Ziroldi. Difeso dall’avvocato Pietro Giampaolo, che ne aveva chiesto il proscioglimento, il conducente Tper quella notte si era fermato e, malgrado lo choc, aveva subito allertato i soccorsi. Purtroppo, inutilmente. "Il rinvio a giudizio era stato messo in conto – spiega l’avvocato Giampaolo –. Per come è strutturata l’udienza preliminare, quando l’esito del processo dipende anche da valutazioni tecniche, è difficile ottenere un proscioglimento in questa sede. C’è però un dato ineludibile, l’imputazione è densa di errori che in dibattimento emergeranno, così come le responsabilità sottese a questa disgrazia che hanno segnato il destino delle famiglie dell’autista e del ragazzo deceduto".
Il dibattimento, con rito ordinario, si aprirà il prossimo 8 ottobre. I familiari della vittima hanno chiesto di costituirsi, separatamente, parte civile, attraverso gli avvocati Matteo Vicini e Simone Serafini, entrambi del foro della Spezia. Nel corso dell’udienza è stata anche sollevata dalla difesa una questione tecnica, proprio relativa alla ammissibilità della sorella di Brayan: "Abbiamo insistito per l’ammissibilità della minore – spiega l’avvocato Vicini, che rappresenta madre e sorella di Brayan – e il giudice ha accolto la nostra richiesta. La famiglia è molto provata, come è comprensibile quando muore un ragazzo di vent’anni".
Stando a quanto ricostruito in questi mesi di indagine, Brayan quella notte stava tornando a casa a Monterenzio, dove viveva con papà e sorella, dopo aver trascorso la serata assieme agli amici a Bologna. Erano le 4,30 quando è avvenuto l’incidente, le cui cause dovranno essere accertate nel corso delle udienze. Stando a quanto emerso in fase d’indagine dalle consulenze richieste dal pm, il ragazzo avrebbe avuto un tasso di alcol nel sangue superiore al consentito. L’autista, ascoltato subito dai carabinieri, aveva invece spiegato di non aver proprio visto lo scooter, con cui si era scontrato.