Le guerre e la crisi energetica. Costi fuori controllo per le aziende. E l’export del mobile va giù

L’allarme della Cna provinciale e il punto di Lorena Fulgini (Confindustria) sul difficile momento .

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All’orizzonte non si vedono i bagliori della Fox o dell’Api di Falconara in fiamme, ma l’effetto domino della guerra in Medio Oriente sta arrivando. "L’export del mobile nel terzo trimestre del 2025 è calato tra il 7 e l’8% – dice Lorena Fulgini responsabile per il comparto legno arredo di Confindustria –. Abbiamo molti container che erano diretti verso l’area del Golfo che sono bloccati nei porti ed altri ancora che non sono nemmeno partiti perché sono fermi nelle aziende, creando anche problemi di logistica. Il nostro settore dell’arredo vive soprattutto di esportazioni. E con la situazione che si è venuta a creare con la guerra nei paesi arabi, quella in Ucraina e anche con i dazi negli Stati Uniti, se la crisi andrà prolungandosi il problema diventa serio perché già diversi aziende hanno fatto richiesta di cassa integrazione. Poi tra le tante incertezze c’è anche quella del salone del Mobile di Milano che è fra un mese. E non si sa quanta gente arriverà per il blocco dei voli aerei. Tenendo anche conto che l’area del Golfo Persico era diventato uno dei maggiori sbocchi per le nostre esportazioni".

Il settore mobile occupa in Provincia circa 10mila addetti ed è la seconda voce nelle esportazioni dopo la meccanica, altro settore che sta vivendo giorni difficili, tranne qualche eccezione. Ma se a monte la situazione è questa, a valle cosa accade? Chi lavora come terzista che periodo sta attraversando?

Dalla Cna provinciale arriva un quadro che si allinea con quello tracciato da Fulgini di Confindustria. Una galassia, quella della Cna che somma 32mila imprese, dando occupazione a 85mila persone. Ed i costi dell’energia, senza contare l’aumento delle materie prime, stanno incidendo "tra il 12 e il 40 per cento". Senza sconti per nessuno perché "si va dalle lavanderie ai centri estetici, dai meccatronici all’autotrasporto, dalla lavorazione della ceramiche alle vetrerie, dalla trasformazione dei lapidei alla lavorazione della pelle", dicono Dario Costantini e Michele Matteucci della Cna. Che continuano: "Un aumento di costi insostenibile per le piccole imprese della nostra provincia per cui servono misure di emergenza e riforme per tagliare i prezzi dell’energia. Questa ulteriore fiammata dei costi determinata dai conflitti e dalla speculazione, unita all’incertezza per il futuro, potrebbe determinare a breve la sospensione delle attività per molte imprese del territorio e se la guerra in Iran dovesse prolungarsi ancora e la situazione internazionale rimanere in questa grave incertezza, molte aziende rischiano seriamente di chiudere. La situazione è davvero molto seria e occorrono subito interventi strutturali coraggiosi".

E il settore della moda, che ha il suo cuore pulsante nella cosiddetta jeans-walley nel triangolo Urbania, Sant’Angelo e Fossombrone, come va? Perché oltre alla crisi internazionale il settore abbigliamento da mesi è in fase di forte flessione. Dice un ex imprenditore che ancora opera, anche se indirettamente nell’ambito dell’abbigliamento: "Diciamo che la moda non va più di moda e non siamo davanti ad una crisi, in generale, temporanea perché stanno cambiando tutti i parametri. Diciamo che si resiste perché stanno rientrando un po’ di produzioni che erano state delocalizzate all’estero. Pagano la capacità e la professionalità delle nostre maestranze, il saper fare, altrimenti sarebbe un disastro".

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