Boom dei prezzi: "Da qualche mese crescita continua" |
Alessandro Zoffoli al timone di un colosso dei metalli con un fatturato che va dai 230 ai 240 milioni di euro all’anno
Articolo: La crisi del modello manifatturiero: "È la più grande dal dopoguerra"
Bollette che preoccupano, le materie prime ’congelate’ dal blocco navale e il carburante che schizza alle stelle. Ce n’è abbastanza per allarmare un imprenditore, che deve fare quadrare i conti e deve assicurare occupazione e continuità ai propri dipendenti. Non nasconde i suoi dubbi sul futuro, Claudio Balboni della Couplins di Cento, specializzata anche in componenti per trasmissioni meccaniche: "Ogni giorno nella nostra azienda consumiamo 70 kwatt. E l’ultimo riferimento del prezzo dell’energia ha già fatto registrare un aumento. Siamo passati dai 0,11 kwatt/ora di febbraio ai 0,15 kwatt/ora di marzo. A dirlo è il Pun (prezzo unico nazionale), l’indice di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia". Balboni sottolinea i primi effetti della crisi internazionale: "Le merci ferme a Hormuz e l’aumento del costo del carburante, sono già dei brutti segnali per noi imprenditori". Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Zoffoli dell’azienda Zoffoli Metalli, un colosso che fattura circa 230-240 milioni all’anno: "Abbiamo avvertito subito gli effetti della crisi internazionale. Non troviamo compagnie che assicurino i nostri container, nonostante le navi non passino da Hormuz. Le assicurazioni fanno di tutta un’erba un fascio e, in questo momento, non assicurano nulla. Parliamo di container del valore di 300mila euro ciascuno. All’interno ci possono essere metalli come, ad esempio, ottone, alluminio e rame". Zoffoli è preoccupato: "A volte sulle navi carichiamo 50 container e, senza assicurazione, diventa un azzardo trasportare i metalli. Nel caso la nave affondasse, il danno economico per noi sarebbe pesantissimo". Le rotte delle imbarcazioni, che trasportano i metalli di Zoffoli, non sono quelle che passano dallo snodo di Hormuz dove è in atto la guerra. "Le navi – spiega l’imprenditore – si dirigono verso il Sud Est asiatico, ossia la Cina, India, Indonesia e Pakistan. Pur non passando da Hormuz siamo anche noi assoggettati a questa sfiducia da parte delle compagnie assicuratrici". Zoffoli solleva un altro problema: "Da Hormuz passa il 40 per cento della produzione mondiale di materie prime, ma anche di grano e soia. Il blocco rischia di fare lievitare i costi della spesa per gli italiani. Si parla di un 30 o 40 per cento in più. Per le famiglie significherebbe un salasso aggiuntivo di 200 o 300 euro al mese. Il costo dell’energia, fra l’altro, danneggerà le nostre acciaierie che sono un fiore all’occhiello. Anche se sono le migliori al mondo, dovranno fare i conti con la concorrenza di Spagna e Francia, dove l’energia costa di meno".
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