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Che bella parata Nicolò: "Paura, ma il peggio è passato. Grazie a medici e infermieri"

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13.03.2026

Nicolò, 14 anni, colpito da emorragia interna dopo un tuffo mentre giocava a calcio

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Il giovane Nicolò portiere del Forlimpopoli Calcio 1928, 14 anni compiuti a settembre, è ancora in rianimazione al Bufalini di Cesena, ma in miglioramento, dopo la brutta avventura di lunedì in campo a Ponte Abbadesse.

Signora Sabrina, mamma di Nicolò, suo figlio è circondato da messaggi di affetto.

"L’affetto sta arrivando davvero da tutto il mondo del calcio. Non solo dalla nostra società, ma anche da tante altre realtà dilettantistiche e perfino da realtà più grandi. Così come dalla scuola e dalla nostra città. In questi momenti si crea una grande unione: la passione per il calcio lega tutti. Per un ragazzino di 14 anni è molto importante sapere di avere l’affetto dei compagni di squadra, del presidente, degli allenatori e di tante persone che gli stanno scrivendo. L’affetto cura, davvero".

Torniamo a lunedì sera. Che cosa è successo in campo?

"Io non vado spesso a vedere le partite, ma qualche giorno prima Nicolò mi aveva chiesto se sarei andata. Non me lo chiedeva mai, diceva che gli portavo fortuna. Così sono andata. La partita stava procedendo normalmente. A un certo punto ha fatto una parata, tuffandosi: è caduto su se stesso, senza scontrarsi con nessuno e senza sbattere contro qualcosa. Subito dopo però ho visto che non era lui, era dolorante e faceva fatica a muoversi".

Chi si è accorto per primo che qualcosa non andava?

"Accanto a me c’era il nonno di un suo compagno di squadra, un medico sportivo in pensione, una bravissima persona. Anche lui ha capito subito che Nicolò non stava bene. A un certo punto Nicolò ha alzato il braccio e ha chiesto al mister di uscire. Quando siamo arrivati a bordo campo per aiutarlo ci è praticamente svenuto tra le braccia. Non ha perso completamente conoscenza, ma quasi".

Quando avete capito che la situazione era grave?

"Subito. Probabilmente anche perché siamo entrambi sanitari: io sono un’infermiera in prevenzione oncologica. Nicolò era pallidissimo, la pressione stava scendendo rapidamente e il polso era molto debole e accelerato. Inoltre sentiva un dolore fortissimo alla spalla sinistra e al fianco. In quel momento abbiamo capito che non poteva essere un semplice infortunio muscolare o una costola incrinata e abbiamo chiesto immediatamente di chiamare l’ambulanza".

Quanto tempo hanno impiegato ad arrivare i soccorsi?

"Pochissimo. Sono arrivati in tempi rapidissimi e l’infermiere del 118 ha capito subito la gravità della situazione. Hanno attivato immediatamente tutte le procedure di emergenza e lo hanno trasportato al Bufalini. Il campo di Ponte Abbadesse è molto vicino all’ospedale, quindi lo hanno portato subito in ambulanza mentre io li seguivo in auto".

Cosa è successo una volta arrivati in ospedale?

"Il pronto soccorso era già stato allertato. Quando sono arrivata, pochi minuti dopo l’ambulanza, avevano già fatto un’ecografia, predisposto la radiologia e coinvolto tutte le unità operative del trauma center, compresi i rianimatori. Avevano già preparato anche le sacche di sangue. Il trauma di Nicolò era un’emergenza gravissima che doveva essere trattata in pochi minuti perché poteva essere fatale. È stato portato subito alla Tac e poi direttamente in sala operatoria".

Sono stati momenti difficili.

"Interminabili. Ma devo dire che tutto il merito va all’équipe del Bufalini. Lo hanno stabilizzato e operato con una rapidità e una competenza straordinarie. Ho visto con i miei occhi l’impegno totale di tutti i professionisti che si sono presi cura di lui". Come sta adesso Nicolò?

"È in terapia intensiva. Il trauma è stato molto importante e c’è stata un’emorragia interna che deve riassorbirsi, quindi viene monitorato costantemente dal punto di vista emodinamico. Però la parte più grave è stata risolta. Stanno seguendo tutti i protocolli e ci aspettiamo che nei prossimi giorni possa essere trasferito in subintensiva e iniziare anche a muoversi un po’".

"Sì, è vigile. Sta assumendo antidolorifici molto forti perché il dolore è ancora importante".

In questi giorni avete espresso grande riconoscenza ai medici.

"Assolutamente sì. Sono stati e sono attentissimi, pronti e competenti. Noi ci sentiamo al sicuro. Spesso si fanno critiche alla sanità, a volte anche giustamente, ma quando le cose funzionano bisogna dirlo. Se Nicolò è qui lo dobbiamo alla loro prontezza e alla professionalità con cui sono intervenuti in pochissimo tempo. Oltre alla competenza, ho percepito anche una grande umanità e accoglienza. Noi ci sentiamo davvero profondamente grati".

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