Il grande mistero del Bologna a due facce. Fuori è da zona Europa, in casa da zona rossa |
Lewis Ferguson e compagni sotto la curva Bulgarelli per ringraziare i tifosi dopo la partita persa domenica con la Lazio (Schicchi)
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C’è un virus misterioso che da dicembre contagia i rossoblù ogni volta che mettono piede al Dall’Ara. Sì, proprio lui, il mitico Dall’Ara: quello che fino all’ultimo, interminabile (e inspiegabile) black-out era stato fortino inespugnabile, cassaforte emotiva del popolo rossoblù e insieme trampolino di lancio verso classifiche sontuose.
Il ko con la Lazio, ottava caduta nelle ultime dieci gare casalinghe di campionato a far data dal Bologna-Cremonese 1-3 del’1 dicembre, inchioda invece gli uomini di Italiano a una classifica che di sontuoso non ha nulla se è vero che i 42 punti di oggi fanno segnare un raggelante -14 rispetto ai 56 della scorsa stagione dopo 30 giornate. E chi firmò un anno fa la vittoria che alla trentesima giornata issò il Bologna al quarto posto? Per un bizzarro scherzo del destino Riccardo Orsolini, che allora fu l’autore del gol da tre punti sul campo del Venezia (1-0, 29 marzo 2025) e che oggi è avvitato in una crisi cominciata addirittura prima di quella che sta zavorrando la squadra in campionato.
Resta la domanda iniziale: come si può, in 112 giorni (la distanza che separa le sfide interne con Cremonese e Lazio), aver trasformato il teatro dei sogni del Dall’Ara in una stamberga portatrice insana di sventure?
Tornano alla memoria gli anni dell’arrendevolezza casalinga dei Bologna donadoniani: 9 sconfitte al Dall’Ara in campionato fu la regola delle prime tre stagioni di A dell’era Saputo (2015-16, 2016-17 e 2017-18) quando in panchina sedeva l’ex cittì azzurro. Fa un certo effetto pensare che Italiano oggi sia già arrivato a quota 8, con quattro partite interne ancora da disputare: quelle con Lecce, Roma, Cagliari e Inter. In realtà il Bologna al Dall’Ara tornerà già il 9 aprile, dopo la sosta e il viaggio pasquale in casa Cremonese, nella gara d’andata dei quarti di Europa League con l’Aston Villa, in quello che di fatto è rimasto l’unico fronte in grado di dare un verso positivo a una stagione che se a maggio non dovesse lasciare in dote l’Europa avrebbe il timbro della recessione.
Il tempo dei bilanci non è ancora arrivato, non foss’altro perché nulla vieta di sognare un cammino altisonante verso la finale di Istanbul: certo trovarsi di fronte la favorita alla vittoria finale non aiuta a cullare i sogni.
In compenso c’è l’incubo di questo sconcertante rendimento double-face casa/trasferta. Senza girarci troppo attorno: in campionato i rossoblù sono quinti per rendimento esterno (media punti a partita 1,67), ovvero in zona Europa ‘alta’, e tredicesimi per fatturato casalingo (1,13), roba da zona rossa della classifica. E anche l’Europa conferma l’esistenza di un Bologna a due velocità. Nelle sei sfide di Europa League giocate al Dall’Ara sono arrivate 2 vittorie (Salisburgo e Brann agli spareggi) e 4 pareggi (Friburgo, Brann nella fase campionato, Celtic e Roma). Tutt’altro fatturato, invece, lontano da casa dove i rossoblù hanno raccolto 5 vittorie (Steaua, Celta, Maccabi, Brann e Roma) e una sconfitta (proprio con l’Aston Villla, affrontata al debutto). Chissà se Italiano da qui alla fine troverà la soluzione del rebus.
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