Il caso della bandiera ucraina al 25 aprile: “Ferrari poteva agitare il corteo, allontanato per la sua incolumità”

Tino Ferrari, ex docente Unibo, allontanato dal corteo del 25 aprile partito da piazza dell'Unità

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Bologna, 29 aprile 2026 – “Mi assumo la responsabilità politica dell’allontanamento di una persona che non conoscevo, risultata poi essere Tino Ferrari”, l’ex docente Unibo e anche militante di Italia Viva, che è stato allontanato dal corteo del 25 aprile (organizzato da Potere al popolo e Usb)  partito da piazza dell’Unità - e arrivato fino in Pratello - perché portava con sé le bandiere dell’Ucraina e dell’Unione Europea. Una scena, proprio nel giorno dell’ottantunesimo anniversario della Liberazione, che ha scatenato una bufera politica che ha coinvolto anche i leader nazionali dei partiti, dal governo all’opposizione.

A parlare, dopo giorni di silenzio e di “caccia alle streghe” nei suoi confronti, è direttamente Giacomo Marchetti, responsabile del Servizio di autotutela del corteo, ripreso (nel video diventato virale) mentre allontana Ferrari dalla mobilitazione. L’allontanamento, spiega di fronte al Sacrario dei Partigiani in piazza del Nettuno, è stato fatto “per fare sì che la sua incolumità venisse assicurata in quel tipo di contesto”.

Le ragioni dell’esclusione di Ferrari

L’iniziativa ‘Mandiamo a casa il governo Meloni, rompiamo il modello Lepore’ è stata frutto di un percorso organizzato, nel quale “si era esplicitamente detto quello che era il perimetro politico della manifestazione”. Per essere più chiari, “non era la manifestazione dell’Anpi, anche se naturalmente qualsiasi persona dell’Anpi con le sue bandiere poteva partecipare. Le celebrazioni ufficiali sono avvenute qua, e per fortuna sono state di massa, il 25 aprile più o meno in contemporanea”. Ma i vessilli ucraini, come quello dell’Ue, non erano ammessi: “È stato abbastanza pesante l'attacco rivolto alla manifestazione, alla mia persona e alle altre che sono state coinvolte. Ma io mi assumo personalmente la responsabilità di ciò che è stato fatto: un allontanamento garbato di una persona che poteva perturbare il corteo, anche perché non è da escludere che ci fossero provocazioni”. Dunque, “come organizzatore del corteo abbiamo detto che facevamo un concentramento in Italia, abbiamo fissato i perimetri di manifestazione e ci siamo detto che non avremmo voluto che la festa fosse rovinata da nessuna persona”. 

Al centro, dunque, c’era la sicurezza dell’iniziativa e dei partecipanti: infatti, “in primis il problema era assicurare la tutela del corteo affinché si svolgesse: a questo signore, che io non conoscevo e aveva questi simboli, è stato spiegato perché poteva essere visto come provocatorio”. E in questo scambio “non c’è stata violenza”, scandisce l’attivista. 

I post virali sui social: “Ho ricevuto minacce di morte. No alla caccia alle streghe”

Dopo il video circolato in rete, in cui sono ripresi Marchetti e Ferrari, “ho dovuto chiudere i miei profili Facebook e Instagram per le minacce e gli insulti che ho ricevuto. Dopo questo fatto, le mie foto campeggiano nei siti di noti neonazisti che incitano a farmi conoscere in giro. A Bologna ci sono state già in precedenza delle aggressioni da parte di militanti neonazisti di origine ucraine nei confronti del movimento, dell'opposizione antagonista, quindi la mia preoccupazione non è a livello personale, ma per le persone a cui sono legate da legami affettivi e familiari e quelle più giovani che sono state sbattute i loro volti e riprodotti e quest'altro”.

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