Liu Jo, contributi contestati. Al via il processo, la denuncia: “Lavoravo in smart working ma risultavo in cassa integrazione”

La sede della casa di moda Liu-Jo, tra le aziende più affermate nel mondo fashion

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"La lunga fase delle udienze preliminari si è conclusa e il 22 settembre andremo a processo. Con estrema serenità, in quanto dimostreremo l’assoluta non colpevolezza dei nostri assistiti". L’avvocato penalista Luca Andrea Brezigar, interviene dopo la chiusura della fase preliminare che riguarda la Liu Jo di Carpi, quale legale difensore di Marco Marchi, fondatore e presidente della SpA, in veste di legale rappresentante, e del direttore delle Risorse umane Stefano Pastori.

Entrambi, in quanto persone aventi ruolo apicale nella società, sono indagati in concorso fra loro per il delitto di indebita percezione di erogazioni pubbliche.

A quando risalgono i fatti e le accuse formulate

I fatti risalgono ai tempi del Covid: l’indagine ha avuto origine dalla denuncia presentata da una dipendente che segnalava di essere stata impiegata in smart working, nonostante fosse collocata in Cassa integrazione ordinaria, a seguito dell’interruzione dell’attività lavorativa causa Covid-19. L’accusa, per la quale la Procura ha depositato a febbraio 2024 la richiesta di rinvio a giudizio, riguarda contributi previdenziali per 250mila euro, di cui – questa la tesi – Liu Jo non doveva beneficiare. Si parla di dipendenti che lavoravano a distanza nei mesi di marzo e aprile 2020 nonostante fossero in Cassa integrazione, con conseguente risparmio sugli stipendi e danno sull’Erario.

La posizione di Liu Jo nelle parole dell’avvocato Brezigar

Tesi contestata dall’azienda: "Liu Jo e i suoi vertici – afferma l’avvocato Brezigar – sono fiduciosi che il processo legale farà chiarezza su tutte le questioni sollevate e che la verità emergerà in modo limpido. Innanzitutto, i 250mila euro sequestrati sono stati restituiti, inoltre non va dimenticato che l’avvio del processo deriva dalle denunce di una dipendente licenziata per ragioni completamente indipendenti dalle accuse formulate dalla procura. Abbiamo scelto il rito ordinario perché sappiamo che il processo dimostrerà la correttezza dei comportamenti e soprattutto l’intento di buona fede che li ha ispirati. Posto che Liu Jo mai aveva dovuto far ricorso a misure straordinarie o ad ammortizzatori sociali – aggiunge il legale -, riportandosi a quei giorni la società e i suoi vertici sono convinti che le decisioni e le comunicazioni siano sempre state prese in buona fede, responsabilmente e con l’intento di salvaguardare l’azienda e i suoi dipendenti".

Marco Marchi: “Dimostreremo la nostra totale estraneità”

"Era prevedibile il passaggio al dibattimento – commenta Marco Marchi -. Non prevedibile invece che si volessero ben 21 mesi per giungere a questo punto, segno questo di una forte conflittualità e incertezza dell’esito. In giudizio dimostreremo la nostra totale estraneità a questo percorso, nato da un contenzioso giuslavoristico".

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