La principessa Panichi Pignatelli: "Il Borgo doveva tornare a vivere"

La principessa con la figlia Stefania; a destra, il Borgo Seghetti Panichi

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Per l’8 marzo celebriamo la principessa Giulia Panichi Pignatelli, custode di uno dei luoghi più suggestivi delle Marche: il Borgo Seghetti Panichi, a Castel di Lama. Tra la villa storica e il suo giardino monumentale sopravvive un paesaggio raro, quasi sospeso nel tempo, salvato dalla cementificazione e restituito alla collettività grazie alla sua visione e alla sua tenacia.

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Principessa Panichi Pignatelli, il suo nome è ormai legato indissolubilmente a questo luogo. Che responsabilità sente nel rappresentarlo?

"Nel 1983 presi una decisione per senso di dovere verso i miei avi e verso i miei genitori. Il Borgo Seghetti Panichi non poteva restare solo un ricordo di famiglia: doveva tornare a vivere. Ho scelto di custodirlo, migliorarlo, prepararlo alle sfide del futuro. È stato un cammino lungo, fatto di sacrificio e determinazione".

La villa oggi è molto più di una dimora storica: è diventata un luogo di accoglienza e cultura.

"Abbiamo dovuto cambiare completamente prospettiva. La villa, da casa privata, è diventata una casa aperta. Nel 1997 nasce Le Marche Segrete, una visione culturale capace di raccontare la bellezza nascosta di questa terra. I greci lo chiamavano kairos: il momento della svolta. Intorno a noi il paesaggio era cambiato, spesso ferito dalle trasformazioni del tempo. Per questo sentivamo ancora più forte il dovere di proteggere questo luogo, che qualcuno ha definito l’Eden della vallata".

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Lei è nata a Roma. Cosa l’ha spinta a scegliere definitivamente Castel di Lama?

"Quando mia madre si ammalò capii che era il momento di scegliere le priorità. Parlai con mia figlia Stefania e insieme decidemmo di salvare questo luogo di straordinario valore culturale. Non avevamo esperienza nel turismo o nella ristorazione, ma sapevamo che era l’unica strada per restituire la villa alla vita e alla collettività. È stato un percorso di fatica e tenacia. Poi è arrivato il terremoto e la nostra è diventata una storia di resistenza".

Oggi il giardino storico e la villa sono un paradiso terreste, un’oasi di bellezza, un frammento di paesaggio sopravvissuto al tempo. Se potesse tornare indietro rifarebbe la stessa scelta?

"Sì, lo rifarei. Ai giovani direi di avere il coraggio di ex ducere, tirare fuori il meglio di sé. La felicità è creare, costruire, lasciare qualcosa che rimanga".

E in un mondo così veloce, cosa significa oggi essere principessa?

"Significa custodire un testimone. Non è un titolo, ma una responsabilità: proteggere la storia e continuare a farla vivere".

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