Il vino e il valzer dei dazi di Trump: "È ancora presto per brindare"

Un buon vino per brindare alla fine dei dazi? Non è ancora il momento per farlo, ma resta il fatto che la decisione della Corte Suprema statunitense di bocciare le tariffe imposte dal presidente Trump pare destinata ad avere rilevanti conseguenze sul mercato delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Per quello che riguarda il nostro territorio, uno dei settori maggiormente coinvolti è quello del vino.

"I dazi – commenta l’esperto di ‘wine economy’ Lorenzo Tersi – sono entrati in vigore ad agosto e ovviamente il loro impatto si è fatto sentire: i dati dicono che nei primi 11 mesi del 2025, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite dell’8% in valore (a 1,62 miliardi di euro) e del 5,7% in volume (a 312,2 milioni di litri). E’ stata una flessione, certo, ma non un crollo. Anche perché serve ricordare negli ultimi anni, a livello mondiale, l’export di vino ha toccato un ottimo + 51%. A riguardo, è giusto citare Matteo Zoppas, il presidente di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che col suo lavoro sta dando una grande spinta all’internazionalizzazione del vino". Più in generale, le ragioni dell’exploit sono varie e su tutte incide il grande apprezzamento che viene rivolto al Made in Italy.

"Non promuoviamo solo un vino – ribadisce Tersi - ma un intero territorio, fatto di peculiarità che il mondo ci invidia. E ammira. Vale ovviamente per i grandi classici toscani piuttosto che veneti e il Prosecco sta vivendo un exploit fortissimo, soprattutto tra i ‘Millenials’, ma pure la nostra Romagna ha imparato a caratterizzarsi e a distinguersi molto bene". Dunque negli Usa potrebbero prepararsi le condizioni per un nuovo rilancio, anche se è presto per parlare di svolta decisiva. Come conferma lo stesso Tersi: "La questione di certo non è chiusa, con ogni probabilità arriveranno contromisure e dunque il quadro resta in evoluzione. E’ però chiaro che le nostre aziende restano alla finestra, in attesa di sviluppi. A prescindere da ciò che accadrà negli Stati Uniti, ritengo in ogni caso che le aziende vinicole di casa nostra debbano investire prima di tutto sulla promozione nel tessuto locale, in abbinamento al turismo e alla valorizzazione del territorio. Prima dobbiamo diventare fortissimi in casa, poi potremo gettare le basi per competere al meglio all’estero".

A proposito di promozione delle eccellenze del vino, Tersi è da anni attivo su tanti fronti, a partire da quelli legati ai grandissimi palcoscenici. Restando all’attualità, il riferimento è alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, nell’ambito delle quali Tersi ha selezionato 26 etichette ricercate in giro per l’Italia. "Potrei citare il grande apprezzamento ricevuto in queste ore dal principe Alberto di Monaco – sorride – ma non è questo il punto. Ciò che davvero fa la differenza è la valorizzazione di un settore vastissimo e ricco di eccellenze che meritano di essere sempre più conosciute e apprezzate"". "Prima di Milano-Cortina – conclude Tersi – eravamo stati ai Giochi di Parigi e prima ancora alla European Ryder Cup di golf. Potrei andare avanti ed elencare eventi fino a decenni di distanza: ciò che conta è parlare del nostro vino, del bere in maniera consapevole prodotti di qualità. Ci rivolgiamo agli amanti di questo prodotto facendo squadra, alimentando esperienze e suggestioni. La ‘wine economy’ è un valore aggiunto per l’intero Paese. E la Romagna può esserne protagonista".


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