Frode sul Superbonus: arresti domiciliari e sequestri per oltre 12 milioni

Le indagini della Finanza hanno portato alla luce una maxi frode sul superbonus

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Parma, 12 marzo 2026 – Un presunto sistema fraudolento legato ai bonus edilizi è finito al centro di un’indagine della Guardia di Finanza di Parma. Nelle prime ore di oggi i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un uomo residente in provincia, ritenuto una delle figure centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura.

Complessivamente gli indagati sono 10: otto persone fisiche e due società. A vario titolo sono accusati di reati fiscali e finanziari che vanno dall’infedele o omessa dichiarazione dei redditi all’indebita compensazione di crediti d’imposta, fino alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, all’indebita percezione di fondi pubblici e all’autoriciclaggio.

L’operazione arriva dopo un primo intervento dello scorso gennaio, quando su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma erano stati sequestrati beni per oltre 12 milioni di euro, considerati il profitto dei reati contestati. Il sequestro ha riguardato conti correnti, quote societarie — affidate a un amministratore giudiziario — 13 immobili nella provincia di Parma e cinque veicoli.

Interventi edilizi legati al Superbonus

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Parma insieme alla Tenenza di Fidenza, si sono concentrate sul settore degli interventi edilizi legati al cosiddetto Superbonus 110%. Al centro dell’inchiesta ci sono un general contractor e una società di ingegneria incaricata di rilasciare le asseverazioni tecniche necessarie per ottenere il beneficio fiscale.

Come funzionava la frode

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato messo in piedi un sistema organizzato per massimizzare i profitti e creare crediti d’imposta inesistenti da utilizzare o rivendere. Gli accertamenti fiscali e le successive indagini avrebbero evidenziato diverse irregolarità, sia nelle asseverazioni tecniche sia nella documentazione necessaria per accedere ai bonus. Tra le criticità emerse ci sarebbe stata una collaborazione irregolare tra tecnici e società esecutrici dei lavori.

In alcuni casi, secondo l’ipotesi investigativa, i sopralluoghi prima e dopo gli interventi non sarebbero mai stati effettuati. In altri, sarebbero state concordate le date da indicare nei documenti e gli importi delle fatture per rispettare solo formalmente le scadenze previste dalla legge. Gli investigatori hanno inoltre segnalato anomalie nelle certificazioni energetiche e la presenza di firme apocrife apposte a nome di clienti ignari.

Clienti finali del tutto ignari

Un ulteriore elemento riguarda la gestione dei crediti fiscali. Secondo l’accusa, il professionista incaricato delle asseverazioni avrebbe emesso fatture direttamente ai clienti finali, generando e trasferendo al general contractor crediti d’imposta per milioni di euro senza che i committenti ne fossero a conoscenza. Le verifiche sui conti bancari avrebbero poi permesso di individuare la distribuzione di utili societari non dichiarati. Parte di queste somme sarebbe stata utilizzata per investimenti finanziari o per la creazione di un trust, operazioni che avrebbero reso più difficile ricostruire la provenienza del denaro e che hanno portato a ipotizzare anche il reato di autoriciclaggio.

Crediti fiscali per 800mila euro

Durante l’esecuzione dei provvedimenti sono stati sequestrati anche crediti fiscali per oltre 800mila euro presenti nel cassetto fiscale di una delle società coinvolte, per evitare che potessero essere ulteriormente utilizzati o ceduti. A seguito delle verifiche fiscali, la società indicata come general contractor ha già versato allo Stato oltre cinque milioni di euro, aderendo agli accertamenti relativi alle indebite compensazioni. Le indagini sono ancora nella fase preliminare e tutti gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Tuttavia, secondo gli investigatori, il sistema ricostruito avrebbe consentito di ottenere il massimo dei crediti fiscali indipendentemente dai lavori realmente eseguiti, provocando un danno significativo alle casse pubbliche e alterando le regole della concorrenza nel settore edilizio.

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