Food delivery, lo studio: lo utilizza il 41% dei consumatori, quanto è diffuso l'uso

Bologna, 25 febbraio 2026 — Il food delivery è ormai entrato stabilmente nelle abitudini degli italiani. Oltre quattro persone su dieci utilizzano piattaforme di consegna a domicilio, ma dietro la comodità di un pasto ordinato con pochi clic emergono criticità economiche, sociali e ambientali sempre più evidenti. A fotografare il fenomeno è il progetto di ricerca Bumolds (Business Model for Local Delivery Platforms), guidato dal Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna e finanziato nell’ambito del Pnrr.

L’indagine su 1.946 consumatori

Secondo un’indagine condotta su 1.946 consumatori, il 41,1% degli italiani dichiara di usare servizi di food delivery. Il peso economico resta però limitato: circa l’1,5% della spesa alimentare complessiva. Le motivazioni sono soprattutto pratiche: comodità (27,2%), desiderio di un piatto specifico o di una gratificazione (17,2%), mancanza di tempo (14,1%). Nella scelta contano prima di tutto qualità del cibo e chiarezza su tempi e costi, mentre la sostenibilità incide meno sulle decisioni concrete.

Le piattaforme utilizzate

“L’utilizzo dei servizi di food delivery nasce soprattutto da consumi situazionali — spiega Annamaria Tuan, coordinatrice del progetto — si usano queste piattaforme quando si è stanchi, si ha poco tempo o si desidera qualcosa di particolare. Le piattaforme locali non sono una soluzione semplice o automatica, ma offrono uno spazio di sperimentazione per ripensare il rapporto tra tecnologia, mercato e territorio in chiave più inclusiva e sostenibile”.

Criticità strutturali sempre più evidenti

Il successo delle grandi piattaforme si basa su efficienza operativa, ampia copertura geografica e standardizzazione del servizio. Tuttavia, osserva Tuan, “questi vantaggi si accompagnano a criticità strutturali sempre più evidenti”: dalle condizioni di lavoro dei rider all’impatto ambientale, fino alle commissioni elevate e alla perdita di controllo dei ristoratori sulla relazione con i clienti. L’indagine su 265 ristoratori conferma una tensione di fondo: le piattaforme globali sono considerate necessarie per raggiungere il mercato, ma comportano costi alti e visibilità regolata da algoritmi poco trasparenti.

Primo censimento nazionale delle piattaforme locali di consegna

Da qui la ricerca di un’alternativa. Bumolds ha sviluppato un modello di piattaforma locale capace di integrare efficienza economica, responsabilità sociale e valorizzazione del territorio. Il progetto ha inoltre realizzato il primo censimento nazionale delle piattaforme locali di consegna: 40 realtà attive, distribuite da Bolzano a Corigliano, con servizi che spaziano dai pasti pronti alla spesa di prodotti locali. Esperienze ancora fragili, condizionate da costi logistici e difficoltà di scala, ma che rappresentano un laboratorio di innovazione. I risultati della ricerca saranno presentati il 26 febbraio a Bologna, in un evento pubblico all’Università. Un’occasione per discutere il futuro del food delivery italiano, tra modelli globali consolidati e nuove strade radicate nei territori.


© il Resto del Carlino