Bandiera russa alle Paralimpiadi, Evelina Christillin: “I Giochi prigionieri della politica” |
Roma, 21 febbraio 2026 – "La decisione di ammettere Russia e Bielorussia alla Paralimpiade è un errore. Manda un messaggio sbagliato. E temo non sarà l’ultimo". Evelina Christillin non si occupa solo del Museo Egizio, della cui Fondazione è presidente. La manager piemontese ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione dei Giochi di Torino 2006 e dal 2016 al 2025 è stata ai vertici della Fifa, il governo del calcio mondiale.
Cosa non la convince nella scelta del Comitato Paralimpico?
"Intanto colgo una contraddizione: giustamente da anni e anni si è sviluppato uno sforzo collettivo per mettere sullo stesso livello Olimpiade e Paralimpiade, per garantire quella che in gergo si chiama pari dignità. E adesso, sul caso in questione, si opta per una soluzione diversa da quella applicata dal Cio per Milano Cortina. Non ha senso".
Alla Olimpiade che sta finendo alcuni russi e bielorussi hanno potuto partecipare a titolo individuale, senza inno e bandiera.
"E doveva essere così anche per i Giochi Paralimpici, non si capisce l’esigenza di distinguersi. Ma credo sia opportuno aggiungere una cosa".
"In generale, lo sport inteso in senso globale dovrebbe riconoscersi in principi condivisi ad ogni livello. Sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Russia e Bielorussia, le federazioni internazionali vanno in ordine sparso. Non c’è uniformità di comportamenti, ecco".
Ma come si fa a separare interamente sport e politica?
"È una bella domanda! Una risposta definitiva credo non ce l’abbia nessuno. Ho seguito con passione la vicenda dell’atleta ucraino dello skeleton che voleva gareggiare portando sul casco le immagini dei suoi connazionali atleti uccisi in guerra".
È stato squalificato.
"Umanamente sto con lui, ma mi chiedo: il Cio cosa poteva fare? Dove si fissa il limite? Lui si’ e altri che magari volevano ricordare altre vittime della ingiustizia sparsa nel mondo invece no? È una questione complicata, che non si presta a soluzioni semplici".
Inoltre sta cambiando il vento.
"Sicuramente. È la scoperta della acqua calda, me ne rendo conto, ma sta diventando sempre più forte l’ingerenza della politica nello sport, che non di rado viene usato da chi detiene il potere per scopi non proprio nobilissimi, per usare un eufemismo. E questo non va bene".
Beh, senza scomodare Hitler e Berlino 1936, insomma, mica è una novità.
"Lo so, lo so. Ma le cose stanno peggiorando. Stiamo assistendo ad una intromissione che nella nostra era contemporanea non ha precedenti".
C’è chi sostiene che dietro la scelta del Comitato Paralimpico ci sia l’anticipazione di una volontà ben precisa della Casa Bianca: accogliere i russi con tutti gli onori ai Giochi estivi di Los Angeles del 2028, visto che li inaugurerà Donald Trump.
"Con l’aria che tira è una ipotesi da non escludere".
Mi permetta: abbiamo persino visto Gianni Infantino, il presidente della Fifa, donare a Donald Trump un misterioso premio della pace al sorteggio per i mondiali di calcio.
"Per una questione di eleganza mi avvalgo della facoltà di non commentare. Sono stata membro della Fifa per quasi dieci anni, dal 2016 al 2025. Ad un certo punto ho ritenuto opportuno uscire. E non aggiungo altro".