25 Aprile in piazza: "La memoria dipende da noi"

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Una cerimonia densa di significato quella che si è svolta ieri anche in Piazza Guercino per celebrare il 25 aprile, con sindaco Edoardo Accorsi che ha sottolineato che, a 81 anni dalla Liberazione, questa non può essere solo celebrazione ma deve diventare responsabilità attiva, soprattutto ora che i testimoni diretti stanno scomparendo e la memoria dipende dalle nuove generazioni, richiamando l’attualità dei valori della Resistenza, collegandoli ai conflitti odierni e ribadendo la necessità di difendere pace, diritto e cooperazione tra i popoli. "Il 23 aprile 1945, la prima jeep alleata solcava l’ingresso di Piazza Guercino. Cento era libera. Come ogni anno siamo qui a ricordarlo – ha detto – Ma quest’anno, più di altri, il senso del ricordare non può esaurirsi nel rito. Deve dirci qualcosa di vivo, deve avere le mani in pasta nel presente. Chi ha vissuto direttamente quei giorni, chi ha scelto la Resistenza, chi ha perso i figli nelle strade o nei campi di sterminio, chi ha aspettato nelle case la fine dell’occupazione, non c’è quasi più. L’ultima generazione di testimoni diretti si sta purtroppo piano piano spegnendo. Da qui in avanti la memoria dipende interamente da noi. Non possiamo più appoggiarci esclusivamente a chi ricorda: dobbiamo essere noi a ricordare, a capire, a trasmettere".

Ed stato l’Archivio Storico del Comune a raccogliere alcune di queste voci fatte ascoltare durante la cerimonia. "Accanto alle voci dei testimoni, c’è anche un documento di immenso valore testimoniale. È il manifesto che il consiglio comunale di Cento affisse per le strade nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione – ha proseguito – quando Albano Tamburini ricoprì il ruolo di sindaco di questa città dopo vent’anni di dittatura. Quelle parole meritano di essere rilette per intero, perché si rivolgono a noi con una modernità che ci obbliga alla riflessione". Afferma che la fine del regime ha restituito al popolo libertà, partecipazione e diritti, rompendo un sistema fondato su violenza e oppressione. Invita quindi a lasciarsi alle spalle il passato e a impegnarsi subito nella costruzione del futuro basato su libertà e giustizia. "Conclude dicendo che liquidato il passato, urge ora costruire l’avvenire. Tamburini e gli allora consiglieri comunali scrivevano queste parole in una città che usciva da cinque anni di guerra e da vent’anni di fascismo, senza garanzie, senza nessuna certezza se non quella che il tempo della commemorazione era già finito e bisognava costruire. Ottantuno anni dopo, quelle parole non sono un’iscrizione da museo ma ancora rivolte a chi oggi occupa queste piazze, queste istituzioni, questa comunità".

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