Oscar Grazioli: “Amo soprattutto il gatto. Non si fa addomesticare” |
Reggio Emilia, 6 gennaio 2025 – Sarebbe interessante fare una piccola indagine per sapere quante persone della comunità si sono rivolte al nostro intervistato per la cura dei propri amici a quattro zampe. Pensiamo in tantissimi. Medico veterinario di lungo corso, Oscar ha passato la vita a lottare in favore dei deboli, persone o animali, affinché i loro diritti a un adeguato benessere siano rispettati. Ha scritto centinaia di articoli su testate nazionali e pubblicato 6 libri. Ama la lettura, la musica, il cinema e la buona cucina, è Accademico dell’Accademia dei Gatti Magici, non crede nell’astrologia ma va orgoglioso del suo segno, quello delle persone generose, intuitive e lunatiche, il Cancro. Vive e lavora a Reggio ed è in libreria con il racconto – fiaba ‘Purché sia assieme’, che si avvale delle illustrazioni di Sonia M.L. Possentini (Corsiero editore).
Leggo di lei che ama i cani e adora i gatti. In che cosa consiste questa distinzione?
"Forse nel fatto che non siamo mai riusciti ad addomesticare il gatto. F. Mery, veterinario francese di fine ’800, ha scritto: ’Dio ha creato il gatto per procurare all’uomo la gioia di accarezzare la tigre. La sua orgogliosa indipendenza, la sua felina eleganza, il suo incedere silente, il suo sguardo a volte impenetrabile e quegli occhi che hanno stregato i più grandi artisti (…rigati d’agata e metallo. Baudelaire)’. Quando scrivo e di fianco al monitor si materializza uno dei miei gatti che mi guarda intensamente non posso esimermi dal chiedergli ’Sto sbagliando qualcosa’?
Quando ha deciso di dedicarsi alla cura degli animali?
"Da bambino, con grande disperazione dei miei genitori (Dio li benedica), che alla fine mi lasciavano fare, la casa era in parte destinata a piccolo ospedale che ospitava passeri, merli, rondoni, lucertole, bisce (una l’ho persa e ritrovata nella borsetta di mia sorella dopo tre giorni), allocchi… Era un destino segnato".
Ci racconta due episodi curiosi ai quali è più affezionato, tra i numerosi della sua carriera?
"Appena laureato mi occupai di animali esotici. Un giorno, tramite cerbottana e dardo anestetico, dovevo addormentare una scimmia in gabbia. Quando la siringa penetrò nella spalla, lei la tolse e me la scagliò addosso sbagliandomi di poco. Imparai che, con le scimmie, ci si confronta alla pari. Un’altra volta ho dimenticato di chiudere la sala d’aspetto dove, in una scatola, c’era una Vipera del Gabon. È entrata una signora con un cane avvertendoci ’C’è una scatola chiusa male qui: cosa c’è dentro?’. Il resto è in uno dei miei libri. Tranquillizzo i clienti: oggi è severamente vietato tenere serpenti velenosi".
Quali luoghi comuni o miti da sfatare sussistono ancor oggi, all’alba del 2025, intorno ai nostri amici a quattro zampe?
"Un’infinità. Ne scelgo uno. Il Dobermann, razza dolcissima, che impazzisce quando invecchia perché il cranio schiaccia il cervello rendendolo aggressivo. Sarei curioso di vedere la risonanza magnetica del cervello di chi ha inventato questa storia. Sempre che lo trovino".
Parafrasando il titolo di un suo libro, che cosa gli animali non dicono?
"Come ho scritto, ’Se gli animali che soffrono inutilmente potessero urlare, tutti assieme nel medesimo istante, il pianeta intero sarebbe sconvolto da una tale onda d’urto e l’uomo relegato a camminare sordo, in una nube di polvere grigia’".
Dia tre raccomandazioni imprescindibili a chi si accinge ad adottare o comprare un animale.
"1) Pensateci bene, sia un cane, un gatto, un uccellino o un criceto. È sempre una grande responsabilità.
2) Non fatevi condizionare dalle bizze dei bambini. Non sono giocattoli.
3) Come noi, si ammalano e non hanno la mutua. Fate anche due conti".
E’ vera la teoria del cane che somiglia al padrone?
"Recenti studi hanno verificato che, quando scegliamo un animale d’affezione, lo facciamo anche perché è più ‘adatto a noi’ e, soprattutto caratterialmente, in qualche modo ci assomiglia".
Quali sono i no che aiutano i nostri animali?
"Sono tanti, ma i primi in assoluto riguardano l’alimentazione e l’eccesso di umanizzazione. Bisogna volergli bene anche imponendo regole severe di buona e vecchia educazione: quella di qualche scopola della mamma a noi bambini quando facevamo stupidaggini. Sante scopole".