La rabbia delle transfemministe: "Lotto, boicotto, sciopero"

Per le strade del centro cori e tamburi: "La violenza non è episodica, è un sistema strutturale"

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Al grido di "Lotto, boicotto, sciopero" si è svolta ieri, 8 Marzo, la mobilitazione transfemminista a Reggio, che ha risposto alla chiamata di Non Una Di Meno con il 9° sciopero transfemminista globale consecutivo. La mobilitazione, strutturata su diverse azioni territoriali, ha visto la partecipazione di numerose realtà femministe e soggettività alleate, che hanno rivendicato uno sciopero totale: dal lavoro produttivo a quello riproduttivo, dai consumi fino alle dinamiche dei ruoli di genere. La mattinata si è aperta in via Rosa Luxemburg con un presidio davanti al Conad, simbolo della contestazione contro la "commercializzazione della vita". I volantini sottolineano l’urgenza di uno sciopero che sia boicottaggio consapevole dei consumi e una denuncia delle "devastazioni ecosistemiche".

Nel pomeriggio il baricentro si è spostato in Piazza Martiri del 7 Luglio, ‘Piazza dello Sciopero’, dove il microfono aperto ha dato voce a diverse istanze politiche. I messaggi emersi hanno inquadrato la violenza "non come un’urgenza episodica, ma come un sistema strutturale". Tra le voci rimbalzate dai cartelloni al palco, "la denuncia contro le leggi di bilancio che immobilizzano le donne povere e soffocano l’autodeterminazione attraverso l’isolamento economico". Un punto centrale del dissenso espresso in piazza ha riguardato il Ddl Bongiorno: le realtà presenti hanno criticato la recente modifica all’approccio normativo, considerato parziale e focalizzato esclusivamente "sull’emergenza e sulla punizione securitaria". Secondo le voci della piazza, tali misure non rispondono alla complessità della vita delle donne e delle soggettività colpite.

La prospettiva internazionale è stata garantita dalla presenza delle Donne in Nero, che hanno invocato reti di solidarietà e nonviolenza per le donne, e per la loro libertà, "fuori e dentro i conflitti". Le loro sollecitazioni hanno abbracciato le donne di Palestina, Israele, Ucraina, Russia e Iran, denunciando come i corpi vengano colpiti per rimarcare il potere patriarcale e bellico. In parallelo, il Collettivo Unire ha sottolineato la necessità di una maggiore autocoscienza nella formazione individuale per contrastare la violenza quotidiana. ‘Donne libertarie Reggio’ denuncia "Un Governo che attraverso i ripetuti decreti sicurezza vuole colpire preventivamente l’opposizione sociale, repressione che attraversa tutti i segmenti della società, a partire da scuola, territorio, luoghi di lavoro. Il patriarcato è presente nelle nostre strade e città".

Il corteo cittadino, partito alle 17,30 da piazza Martiri, ha attraversato il centro storico per concludersi in piazzale Marconi. La scelta del percorso ha mirato a portare i contenuti della lotta nelle cosiddette ’zone rosse’ e nelle periferie, utilizzando performance visive e sonore per riaffermare la presenza politica del movimento nello spazio urbano. I manifestanti hanno ribadito l’opposizione a ogni forma di dominio e patriarcato. Una voce fuori dal coro, a lato degli attivisti, ha rivendicato il timore che l’8 marzo venga utilizzato per dar voce ad altri fronti politici allontanandosi dal focus delle discriminazioni di genere.

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